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17092014
 
Partono i tirocini formativi del progetto Diversity on the Job rivolti a LGBT discriminati

arcigaynapoli

COMUNICATO STAMPA
1
5/09/2014


Partono i tirocini formativi del progetto Diversity on the Job rivolti a LGBT discriminati. Sannino: «Un intervento concreto e prezioso per il miglioramento delle condizioni di vita delle persone LGBT nelle regioni più in difficoltà».

Partono questa settimana i tirocini formativi trimestrali del progetto Diversity on the job promossi da UNAR, attuati da Italia Lavoro e realizzati attraverso raggruppamenti territoriali di enti di formazione ed associazioni di categoria, tra questi a Napoli, Generazione Vincente e Dedalus, con Arcigay Napoli e le associazioni nazionali MIT e Gay Center.

«E’ un primo intervento prezioso e concreto finalizzato non solo al reinserimento lavorativo di coloro che hanno subito discriminazioni basate su orientamento sessuale ed identità di genere, ma utile anche ad introdurre nelle aziende la cultura delle differenze e creare in tal modo una rete di supporto che faciliti l’inserimento lavorativo delle persone LGBT», afferma Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, «Da agosto stiamo lavorando con impegno a questo progetto che è sicuramente una goccia d’acqua nel deserto, ma è comunque un segnale importante per le regioni del Sud lacerate da una disoccupazione che grava in particolare su alcune fasce sociali. In tal senso, ci aspettiamo che questo progetto dia anche nuovo impulso alle agende regionali al fine di prevedere ulteriori interventi mirati all’inclusione lavorativa dei cittadini che vivono in una condizione di vulnerabilità sociale come appunto gli lgbt discriminati».

*****

Il Dipartimento Pari Opportunità – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) promuove il “Programma sperimentale di intervento per la promozione dell’inserimento lavorativo di soggetti discriminati e svantaggiati” - Progetto DJ - Diversity on the job, finanziato con fondi a valere sul PON "Governance e Azioni di Sistema" 2007-2013 – Ob. Convergenza. Il programma è attuato da Italia Lavoro e mira a realizzare obiettivi di capacity building nei confronti dell’associazionismo non economico e di empowerment nei confronti dei target a forte rischio di esclusione sociale.

Il progetto Diversity on the job è finalizzato:

-       alla creazione di reti territoriali integrate di supporto all’inclusione socio lavorativa rivolte a soggetti vittima di discriminazione e marginalizzazione sociale e lavorativa attraverso il coinvolgimento di associazioni e stakeholder localizzati nelle 4 regioni Ob. Convergenza (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia), espressione dei target oggetto dell’intervento, al fine di creare le condizioni per qualificare queste ultime nel campo della intermediazione lavorativa, mediante apposite azioni di capacity building;

-       a promuovere l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati e a forte rischio di discriminazione, attraverso servizi di orientamento e coaching e la realizzazione di tirocini della durata di tre mesi nelle regioni Ob. Convergenza, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.

Ufficio Stampa 
Arcigay Napoli
direttivo@arcigaynapoli.org
mobile: +393807151902/ +393881850218

 
Comunicato Stampa: Napoli DiverCity, progetto contro l'omotransfobia e le discriminazioni
COMUNICATO STAMPA
11.09.2014

Napoli DiverCity, la città per l’inclusione sociale delle persone LGBTI, contro le discriminazioni e l’omotransfobia.
diverc

Il progetto è partito lo scorso 23 giugno 2014 con il nome di  “Napoli DiverCity”, promosso dal Comune di Napoli nell’ambito del POR Campania FSE 2007/2013. Il progetto è realizzato da: Centro di Ateneo SInAPSi dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Comitato Provinciale Arcigay Antinoo di Napoli OnlusCircolo Culturale ArciLesbica Napoli Le MareeCooperativa Sociale DedalusArci Eventi.

Lo sportello ha già preso in carico decine di segnalazioni di persone gay, lesbiche e transessuali che denunciano spesso un profondo stato di disagio, in famiglia, a scuola, sui luoghi di lavoro,  in generale nella società tutta. Il progetto inoltre prevede una serie di interventi nelle scuole, che saranno dettagliati durante la conferenza del prossimo 30 settembre in sala giunta al Comune di Napoli. 

«Finalmente anche la città di Napoli si dota di una serie di strumenti e di servizi per combattere attivamente omofobia, transfobia e le discriminazioni ai danni delle persone lesbiche gay bisessuali e transessuali», dichiara Paolo Valerio, direttore del Centro di Ateneo SInAPSi, «Il Comune di Napoli, con il Tavolo permanente LGBT, l’Università e le associazioni si alleano per promuovere l’avanzamento del grado di eguaglianza di tutti i cittadini e di civiltà della nostra città».

Il progetto Napoli DiverCity prevede per i prossimi mesi un ampio programma strutturato in attività di ascolto, formazione, comunicazione e ricerca, e si avvale di una rete di supporto territoriale cui fanno parte l’Osservatorio LGBT del Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università di Napoli Federico II, NPS - Network Persone Sieropositive, Coordinamento Campania RAINBOW, Coordinamento Regionale Arcigay Campania, Fondazione Genere Identità Cultura, Agedo nazionale, Is.con – Istituti Consorziati Studi Ricerche e Formazione.

Il primo servizio del progetto ad essere stato attivato è  stato lo “Sportello di ascolto e consulenza LGBT”, con accoglienza e consulenza psicologica e legale, fornite, gratuitamente, da un team di esperti e da operatori competenti.
Lo sportello è rivolto non solo alle persone lesbiche gay bisessuali o trans ed intersessuali (le cui iniziali compongono l’acronimo LGBTI), ma a tutti i cittadini che abbiano bisogno di informazioni per superare le discriminazioni basate su identità di genere e all'orientamento sessuale.


Lo Sportello sarà aperto dal 23 giugno tutti i lunedì dalle 9 alle 14, i martedì dalle 12 alle 17, i giovedì dalle 13 alle 18 presso i locali del Centro Sinapsi in via Porta di Massa 1, Scala C, Piano Ammezzato (Ascensore, Livello 1). Negli stessi orari è possibile comunicare con gli operatori al numero 081/2532178; sono inoltre attivi il fax il fax 081/2532002, l’email dedicata sportello@napolidivercity.it.
Per info 
Ufficio stampa Arcigay Napoli
direttivo@arcigaynapoli.org

 

 
“Il movimento LGBTQ – Il corpo e la città”: una becera strumentalizzazione - Iniziativa confusa e priva di contenuti.

Il Comitato Arcigay Napoli Antino, porge il proprio saluto a tutte le cittadine e a tutti cittadini alle militanti e ai militanti che hanno ritenuto opportuno prendere parte alla discussione “Il movimento LGBTQ – Il corpo e la città”,  ma al contempo intende esprimere una certa evidente preoccupazione per la singolarità di quest’iniziativa.

Era il 23 novembre del 1984, in una Italia molto diversa da quella in cui viviamo oggi,  quando un gruppo di coraggiose persone fondò il circolo di cultura omosessuale “Antinoo”/Arcigay di Napoli. 
Ebbene sono passati trent’anni,  e quella esperienza, nata in piena emergenza di quella che insopportabilmente fu definita la “peste gay”, tra mille difficoltà è arrivata fino ai giorni nostri, rimanendo negli anni un costante punto di riferimento per le persone gay, lesbiche e trans che l’hanno attraversata. Un percorso fatto di pura militanza dal basso e di condivisione democratica che oggi continua ad essere, con rinnovato vigore, un patrimonio culturale, sociale e politico, non solo per la comunità lgbt campana e nazionale, ma per la società tutta.

Dobbiamo purtroppo constatare che l’iniziativa di oggi mentre da un lato dichiara di voler focalizzare l’attenzione sui trent’anni dalla fondazione della prima esperienza associativa campana LGBT, dall’altro esclude di fatto dal programma dell’evento e da qualsiasi tipo di invito, ogni intervento degli attuali rappresentanti, democraticamente eletti, del soggetto di cui ricorrono i trent’anni, Arcigay Napoli, cancellandone perfino il nome secondo la peggiore prassi antidemocratica della “damnatio memoriae”, prassi che nel diritto romano era riservata agli “hostes”, cioè ai nemici di Roma e del Senato.

Ma la democrazia non è per tutti e comprendiamo quanto sia ancora più difficile per una associazione che non è assolutamente abituata a percorsi di trasparenza e condivisione democratica, il riconoscimento di certi valori propri di una grande Associazione nazionale come Arcigay.

Aggiungiamo poi che al tentativo, di cancellare in maniera tanto goffa quanto proditoria, la testimonianza viva di Arcigay Napoli, si associa in maniera altrettanto goffa e proditoria il tentativo di strumentalizzare alcune figure fortemente rappresentative della struttura nazionale di Arcigay,  della storia del Comitato Arcigay Antinoo di Napoli e di associazioni tradizionalmente legate allo stesso comitato.  Infatti l’associazione locale che si è assunta con esiziale e inopinata superficialità la responsabilità di questa manifestazione, ha ritenuto corretto invitare ad intervenire il Presidente Nazionale di Arcigay, Flavio Romani e i rappresentanti del Coordinamento Campania Rainbow.

Inutile dire che sia Flavio Romani che i rappresentanti del Coordinamento Campania Rainbow, insieme a alcuni rappresentati del mondo della cultura, di altre associazioni locali e nazionali, finanche istituzioni, consapevoli dell’avventatezza strategica dei suddetti inviti, hanno correttamente deciso di disertare quest’atipica iniziativa, il cui esisto appare evidente essere il becero tentativo di giustapporre una serie di nomi al fine di colmare  quel vuoti di contenuti chiaramente palese già ad una superficiale lettura del documento politico sul quale è costruita l’iniziativa.

La correttezza ed il rispetto altrui, ancora una volta,  sembrano non essere parte del repertorio comportamentale del  Presidente “ a vita” dell’associazione locale promotrice dell’evento di oggi che, se da un lato immagina, con sconcertante immaturità politica e culturale, di poter ricordare i trent’anni dell’associazionismo LGBT senza l’associazione che è protagonista di questo trentennale, dall’altro insegue con colpevole artificiosità organizzativa, una falsa rappresentazione della realtà LGBT locale e della sua storia, tentando di ingannare chi, in buona fede, ha militato, milita e militerà con passione, determinazione e lealtà.

Ecco perché siamo qui. Siamo qui perché ancora una volta il comitato Arcigay di Napoli è costretto a confrontarsi con l’aggressivo personalismo di chi, privo di qualsiasi verificabile democrazia interna e in spregio a qualsiasi auspicabile trasparenza dialettica, strumentalizza una ricorrenza e una memoria, quella dei trent’anni appunto, che non può appartenergli né per motivi “anagrafici”, , né per motivi ideologici, dacché ci è impossibile dimenticare le numerose e gravi esternazioni transfobiche del presidente di ken, esternazioni puntualmente denunciate dalle associazioni che difendono la dignità e i diritti delle persone trans.

Esperienze di questo tipo, inutile sottolinearlo, invece di produrre momenti di crescita e confronto tra percorsi diversi ma potenzialmente convergenti, sono tristissime prove di acerbità politica, umana e culturale degli organizzatori, e gettano, purtroppo, un desolante disdoro su quella stessa memoria che qui, invece di onorare, infangate con la menzogna, la falsità e il silenzio.

Fin quando alcuni attori del movimento continueranno a percorrere sentieri di divisioni, come quello costruito oggi da iken, sarà sempre più complicato ottenere quei diritti di piena cittadinanza che la comunità LGBT rivendica ormai da troppo tempo.

Il Consiglio Direttivo del 
Comitato Arcigay Antinoo di Napoli

arcigaynapoli

 
La doppia velocità estiva dei diritti LGBT

La doppia velocità estiva dei diritti LGBT

Una estate atipica per le condizioni meteo ha mostrato una bizzarra dualità anche sulle questioni legate alla famiglia e alla famiglia omogenitoriale. Notizie, sentenze, provvedimenti ed articoli sull’argomento si sono, infatti, susseguiti a ritmo sostenuto, segnalando nel nostro Paese il bisogno di una profonda riflessione politica/sociale sul tema della famiglia e del riconoscimento dei diritti civili alle coppie omosessuali.

Che oramai il dibattito sui diritti all’interno della società italiana sia trasversale e non coinvolga più ristretti gruppi politici o culturali è innegabile, ma fa sempre un certo effetto quando segnali di apertura giungono da insperati interlocutori. Proprio dal mondo cattolico, infatti, arriva la notizia della storica decisione dell’associazione scout, AGESCI, di garantire la piena partecipazione alle sue attività alle persone gay e lesbiche. La cosiddetta “Carta del coraggio”, approvata nei giorni scorsi, ha come intento la costruzione di nuove basi di dialogo in linea con le dichiarazioni, dal tono invero ancora lieve, di Papa Francesco sui temi legati all’omosessualità. E’ comunque un passo importante se facciamo un confronto con il muro che la Chiesa e con essa tutto il mondo cattolico tenevano ben alto nei confronti delle persone LGBT (Lesbian, Gay, Bisex e Trans). Questo ci lascia sperare che nel prossimo futuro ci sia ancora più “coraggio” nel dialogo e nel superamento di certe rigidità dogmatiche.

Altra nota di merito in questa estate va all’avanzamento nell’ambito della giurisprudenza dovuto alla magistratura che con sentenze sta ridisegnando in maniera inclusiva il panorama dei diritti civili adeguandolo al contesto europeo ed internazionale: diventa consuetudine nel nostro Paese il fatto che siano i giudici ad ampliare i diritti dei cittadini più velocemente del legislatore spesso disattento e superficiale. Un punto di svolta è la decisione del Tribunale di Roma di riconoscere il diritto di esercitare il ruolo di genitore non solo alla donna che ha concepito il figlio con fecondazione eterologa, ma anche alla sua compagna. Questa sentenza apre nuove prospettive per le coppie gay e lesbiche con figli nell’esercitare il proprio diritto alla genitorialità rompendo il tabù tutto italiano che recita il mantra: “unioni civili forse, adozioni e figli no.”

Di contro, non si è fatta attendere la consueta levata di scudi della parte politica reazionaria che si è schierata a sostegno di nebbiose rappresentazioni della famiglia del tutto incompatibili non solo con lo scenario sociale reale ma anche con le stesse situazioni che riuscirebbe a vivere quotidianamente la famiglia “tradizionale”.

Mentre da un lato, quindi, le istanze egualitarie che nascono dal basso trovano piena rispondenza nelle pratiche della giurisprudenza, dall’altro la risposta reazionaria della politica nei vari livelli amministrativi spesso sconcerta, come nel caso dei comuni di Palermo e Assisi. Infatti, è notizia di questi giorni che i Consigli dei rispettivi comuni si sono apprestati, in pieno agosto, ad approvare mozioni per l’istituzione di una “Festa della famiglia naturale”. Al di là dell’inaspettata sintonia politica tra il Capoluogo siciliano e il noto comune umbro, lascia sorpresi questa rinnovata corsa a costruire barricate attorno al concetto “tradizionale” di famiglia che non solo discrimina le famiglie composte da coppie dello stesso sesso ma anche le numerosissime famiglie composte da donne o uomini soli con figli e altri nuclei con figure genitoriali diverse da quelle biologiche. E’ chiaro che l’intento di alcuni è quello di affossare con tali iniziative – che sanno tanto di Family Day – il lavoro di chi sul territorio si impegna duramente in prima linea per contribuire al superamento della disuguaglianza tra famiglie etero e omosessuali.

Malgrado ciò, Palermo, che nel 2013 ha ospitato un partecipatissimo Pride Nazionale e grazie all’associazionismo lgbt fortemente radicato sul territorio, sta facendo sentire la sua voce contro la mozione della sua amministrazione e quasi certamente questo capitolo si chiuderà in maniera positiva per la città e le sue famiglie “arcobaleno”. Lo stesso ci auguriamo per Assisi dove però, come in altre parti del Paese, risulta ancora forte la pressione esercitata da movimenti cattolici ancorati ad una visione anacronistica della famiglia.

Nonostante questi due episodi, in questi mesi estivi lo scenario delle maggiori novità in tema di diritti lgbt è stato spesso il Sud. L’OndaPride ha toccato le principali città meridionali (Catania, Lecce, Napoli, Palermo, Reggio Calabria e Siracusa) arrivando per la prima volta anche in Calabria e nelle città di Lecce e Siracusa (alle quali si sommano la “prima volta” di Salerno 2012 e Barletta 2013). Napoli è stata capofila nell’introduzione della trascrizione all’anagrafe dei matrimoni contratti all’estero ed è avvenuta una importante apertura politica da parte di quel centro-destra che per anni ha portato avanti idee illiberali nei confronti dei cittadini gay, lesbiche e trans. Napoli e il Sud stanno mostrando di essere, in tal senso, un laboratorio in continua evoluzione in cui vengono generate dinamiche politiche e sociali che puntano ad influire sull’agenda della politica nazionale ponendo al centro del proprio agire politico il governo locale, in modo inedito nella storia della Repubblica. Uno dei protagonisti di questa nuova fase è l’associazionismo lgbt che concentrandosi su una governance locale, composta dalle amministrazioni locali e dagli altri stakeholders, può imprimere una svolta decisiva nell’allargamento dei diritti civili e nella lotta alle discriminazioni.

Spesso è stata contestata la scarsa utilità dell’istituzione dei registri nei vari comuni italiani, sottovalutando le significative ricadute che l’adozione di tale strumento da parte di una larga maggioranza di comuni avrebbe sulle priorità degli organi parlamentari in tema di diritti civili. Così come non passerebbe certo inosservata l’adesione di un gran numero di città a R.E.A.D.Y., la Rete Nazionale Antidiscriminazione delle Pubbliche Amministrazioni partita dal Comune di Torino. Rivolgere l’attenzione al livello locale, quindi, è un passo fondamentale per le associazioni del network lgbt e le esperienze condotte finora dimostrano che le iniziative più significative sono state realizzate proprio nei comuni, nelle regioni e presso gli enti locali dove le Amministrazioni si sono impegnate sulle politiche di Pari Opportunità, anche attraverso l'istituzione di Tavoli permanenti di lavoro o anche con Organi per le Pari Opportunità operanti sulle progettazioni di contrasto alle discriminazioni legate all'orientamento sessuale e/o all'identità di genere.

In questi contesti, infatti, sono nati progetti che hanno coinvolto tra gli altri le scuole e il mondo del lavoro producendo effetti notevoli sulla riduzione dei livelli di omofobia e discriminazione. I risultati finora positivi incoraggiano a proseguire su questa strada e invitano a riprodurre su altri territori più deboli le pratiche di lavoro congiunto e in rete al fine di migliorare anche lì la qualità della vita dei cittadini e delle cittadine lgbt.

La breve analisi appena esposta ci spinge  a fare un  bilancio, seppur parziale, di questa estate a doppia velocità. Abbiamo visto che nonostante la staticità e l’ostilità di una certa classe politica crei ancora ostacoli nella definizione di iniziative legislative, i territori riescono con propositività a viaggiare comunque più veloci sulle pratiche di inclusione. Per tale motivo, non bisogna mai perdere di vista il rapporto con il territorio e gli enti locali. Le istanze del movimento lgbt escono rafforzate se portano con sé il confronto con le istituzioni territoriali e le altre parti sociali, di conseguenza godono di una maggiore attenzione nel momento in cui vengono spostate sul piano politico nazionale.

Ricordiamo, a tal proposito, che ben presto alle Camere partirà il dibattito relativo alla proposta di legge sulle unioni civili e l’arena politica tornerà ad infuocarsi. Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha più volte rimarcato l’importanza di trasferire le pratiche e le conoscenze acquisite sui territori in un quadro politico nazionale; quindi, è il momento di utilizzare questa esperienza accumulata a livello locale per arricchire il disegno di legge e renderlo quanto più inclusivo possibile.

Noi auspichiamo  di poter veder realizzato in maniera coerente questo intento, anche perché valorizzare il lavoro prodotto dal basso potrebbe essere davvero un’occasione storica per superare la dicotomia tra politica e società e riallineare le due velocità.

L’autunno è imminente, sui temi lgbt è tempo di viaggiare ad un’unica velocità sostenuta, senza freni, né retromarce.

Antonello Sannino
Presidente Arcigay Napoli Antinoo
mobile:+393468842498
e-mail: presidente@arcigaynapoli.org

Valter Catalano e Carmine Urciuoli 
Comunicazione Arcigay Napoli Antinoo
mobile:+393881850218/+393807151902
e-mail: direttivo@arcigaynapoli.org

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Arcigay NapoliIl Comitato Provinciale Arcigay Antinoo di Napoli ONLUS, organizzazione di volontariato, iscritta al registro regionale del volontariato, è “nata“ il 22 ottobre 2005, ma Arcigay è attiva a Napoli dal 1984. L'associazione ha fini solidaristici, di volontariato sociale ed opera con l'azione diretta, spontanea, personale e gratuita dei propri aderenti nel settore della tutela dei diritti civili, della prevenzione e recupero dell'emarginazione, della promozione della cultura e di attività ricreative. Si impegna nella promozione dei diritti delle persone gay, lesbiche, transessuali e transgender contribuendo ad accrescere nella società una visione positiva dell'essere omosessuale o transessuale. Come supporto alla comunità LGBT napoletana svolge i seguenti servizi: Sportello Legale, Telefono Amico, supporto- socio-Psicologico, Sportello Salute.

Nella nostra sede, aperta alla partecipazione ed al contributo di tutti e tutte le, puoi trovare il Gruppo Giovani, Gruppo Lesbo, Gruppo Trans, Gruppo Genitori. Per qualsiasi informazione Contattaci.
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