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Lettera al direttore del "Il Mattino" di Napoli - Senza "rispetto per i gay". La verità è discriminata

Senza “rispetto per i gay”. La verità è discriminata.

In risposta all’editoriale di Alessandro Barbano

barbano

Foto del Direttore del "Il Mattino" di Napoli Alessandro Barbano


Egregio Alessandro Barbano,

l’editoriale da lei pubblicato sulle pagine de Il Mattino, domenica 19 ottobre, non è certo un editoriale che merita sbeffeggiamenti, come lei invece paventa e, le garantisco, non merita né ludibrio né, la pur comprensibile, irritazione.

Non ho riso leggendolo. Non mi sono limitato ad una momentanea irritazione.

Il suo editoriale, mi creda, merita grande attenzione perché genera in noi una viva preoccupazione.

Preoccupazione per la superficialità con cui affronta il delicatissimo tema dei diritti e delle dinamiche politiche che, in maniera partecipata e sistematica, stanno (speriamo) rendendo il nostro Paese un Paese più civile e più giusto, più vicino agli standard delle altre grandi democrazie occidentali e non solo (vedi i casi di Uruguay, Brasile o Argentina). Infatti, nell’editoriale in questione, lei confonde, in maniera pretestuosa, l’apertura ai diritti LGBT (Lesbian, Gay, Bisex e Trans) di alcune forze politiche, tradizionalmente ostili, ad una “gara per apparire più liberal”. Premesso che mi piace credere ad una sincera “nuova disponibilità” delle nostre forze parlamentari verso il destino d’esclusione da sempre patito dalle persone gay e transessuali, ritengo che una “gara per apparire più liberal”, tra tante squallidissime gare politiche che si consumano nel nostro Paese e sulla nostra pelle, potrebbe persino essere una gara “costruttiva”: essere più “aperti”, più “sensibili” è un traguardo che val bene una gara, e non c’è nulla di trasgressivo in una competizione del genere, le pare?

Il suo editoriale genera inoltre preoccupazione, per il modo in cui restituisce ai lettori l’immagine di una Chiesa che, finalmente, si esprime in maniera umana verso l’amore che lega me e il mio compagno da tanti anni, un amore che merita rispetto e dignità alla stregua di qualsiasi altro rapporto affettivo. Invece, in modo palesemente mistificatorio, lei racconta questa Chiesa come una Chiesa “formato ospedale da campo” utile a prestare i primi soccorsi a un’umanità smarrita invece di “guarirla dai mali”. Ecco: caro Alessandro Barbano la comunità LGBT non è affatto una comunità smarrita, ma  una comunità offesa e discriminata. Le offese e le discriminazioni, quelle sì, creano smarrimento in alcuni di noi e, infatti, almeno il 30% dei suicidi di giovani ed adolescenti è legata allo “smarrimento” che hanno vissuto nello scoprire di non essere previsti, in quanto gay o trans, da una società ingiusta, sessista ed eteropatriarcale (dati del Ministero).

Inutile, invece, ricordarle che non siamo malati. La scienza lo ha stabilito già nel lontano 1973 e la Comunità Europea promuove ufficialmente dal 17 maggio 1990 la Giornata Internazionale contro l’omofobia: l' attrazione sentimentale e sessuale tra individui dello stesso sesso è stata ufficialmente rimossa dalla lista delle malattie mentali stilata dall' Organizzazione mondiale della sanità. L'omosessualità è una variante naturale del comportamento umano, non è una malattia. Si documenti.

Il suo editoriale genera altra preoccupazione per l’implicita contraddittorietà. Lei dichiara che “la famiglia è un patrimonio perduto”. Osserva con apprensione i crolli dei matrimoni e l’incremento delle separazioni e dei divorzi. Dunque, ammette indirettamente che il modello di matrimonio tradizionale ha fallito. Mi dovrebbe spiegare, allora, perché non dare spazio a tante coppie che, al contrario, intendono sancire il proprio amore, unendosi in matrimonio. Coppie che chiedono con passione e determinazione di potersi unire per sempre. Teme forse che il fallimento del matrimonio tradizionale possa essere “rianimato” da un’arcobalenata esplosione “matrimoniale” a sessi non alternati? Non crede che riconoscere la dignità del matrimonio gay, sarebbe un’iniezione di positività e fiducia per la stessa idea di famiglia? Non crede che ne rilancerebbe le “quotazioni”, a prescindere dal genere e dall’orientamento sessuale degli sposi?

Il suo editoriale è molto preoccupante, poi, per la violenza transfobica con cui rafforza il suo  ragionamento. Con scarsa conoscenza dei fatti e delle circostanze, decide di scagliarsi contro Luxuria, grande amica e militante consapevole, che non è certo “leader” del partito dei gay – come lei ridicolmente scrive – in quanto non mi risulta esista alcun partito dei gay: i diritti delle persone omosessuali e transessuali non hanno alcun colore politico e se esiste una voce politicamente incisiva, a difesa dei diritti LGBT, non si tratta della voce di un presunto partito, ma di quella delle grandi associazioni nazionali di volontariato, in primis Arcigay, che sono quotidiano presidio di lotta alle discriminazioni e diffusione della cultura del rispetto e dell’inclusione.

Quel che è più grave, però, è che lei abbia ritratto una persona transessuale, cioè Luxuria, come “una caricatura dove l’esibizione ha sostituito il pudore”. Questa cosa – caro Alessandro Barbano – si chiama transfobia ed è un’evidente incitamento all’odio e alla discriminazione.

Infine, nel suo “illuminatissimo” editoriale, ci spiega da cosa nasce tutta la sua malcelata avversione al riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso. E – sorpresa delle sorprese – ecco farsi strada l’ennesimo luogo comune: “nessun cambiamento culturale, nessun esperimento di ingegneria sociale dovrebbero poter privare chi nasce del diritto di dire mamma e papà”. Dunque la sua inquietudine riguarda l’omogenitorialità. Anche in questo caso un’inquietudine infondata poiché non esiste uno straccio di riferimento scientifico che attribuisca alla coppia formata da persone eteroseeuali maggiori capacità di amare, crescere ed educare i figli rispetto alla coppia gay. In tutta questa vicenda, ciò che dovrebbe davvero preoccuparci è la sedimentazione di luoghi comuni e preconcetti attentamente rielaborati all’interno dell’editoriale di un quotidiano ampiamente diffuso. Le opinioni sono sempre legittime ma, se vengono argomentate attraverso l’uso di cliché e stereotipi, diventano veicolo di disinformazione, di odio ingiustificato, di inutile stigma.

L’esatto contrario, insomma, di quello che dovrebbe perseguire con la sua attività professionale.

Ancora una volta, è la verità ad essere discriminata. Senza rispetto per milioni di persone gay, lesbiche e trans.

Editoriale di Alessandro Barbano: http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=964378&sez=NAPOLI&ssez=CRONACA

Antonello Sannino

Presidente Arcigay Napoli

Claudio Finelli

Presidente Coordinamento Arcigay Regione Campania

 
Comunicato Stampa in risposta alle dichiarazioni di Silvia Giordano M5S‏

COMUNICATO STAMPA

20-10-2014

arcigaynapoli

Siamo sconcertati e allo stesso tempo rammaricati dalla dichiarazione fatta dall’onorevole Silvia Giordano del M5S in seguito alla sua mancata partecipazione al confronto “Diritti alla meta” di sabato scorso.
Fa sorridere che la deputata a cinque stelle definisca “sfilata politoco-elettorale” o “parata” un convegno-dibattito organizzato da un’associazione che da ben 30 anni si batte sui diritti civili e che più volte ha rimarcato la trasversalità politica del tema all’interno della società italiana. Risulta difficile poi comprendere la sua polemica sull’assenza di Ivan Scalfarotto in rappresentanza del Governo: le leggi vengono predisposte dal Parlamento, ed un confronto tra parlamentari, di diversi gruppi politici di maggioranza ed opposizione, ha una dignità che va ben oltre la presenza o all’assenza di un rappresentate del Governo, assente esclusivamente per motivi legati ad una incompatibilità con gli orari della nostra manifestazione.
Battersi in parlamento per condurre il dibattito sul tema è una condizione fondamentale per arrivare ad un risultato positivo ma ciò non significa che le altre arene di confronto vadano glissate solo per evitare confronti scomodi, soprattutto dopo aver sbandierato per anni un ipotetico monopolio grillino della democrazia partecipata e diffusa. Se la Giordano fosse stata presente, si sarebbe accorta che il convegno, oltre che un momento di confronto, è stato anche un’occasione reale per raccogliere le istanze dal basso, ma è evidente che al M5S ancora non è chiaro che le parti sociali da ascoltare sono gli attori collettivi del territorio. Siamo noi questi stakeholders, siamo noi gay, lesbiche, trans questi soggetti che chiedono il riconoscimento del proprio legame affettivo e in quella sede avevamo tutta l’intenzione di ascoltare anche il M5S. Inoltre, appare ancora più tortuosa la posizione espressa dalla deputata 5S, quando come ulteriore motivazione alla sua assenza, utilizza la retorica delle manovre elettorali oscure. In pratica, secondo lei, l’Arcigay di Napoli attraverso questo convegno avrebbe addirittura il potere di definire le sorti elettorali della Regione Campania nel 2015. Questa insinuazione la respingiamo con forza al mittente e invitiamo l’On. Giordano a riconsiderare la sua “sensazione” occulta inquadrandola in un contesto meno improbabile di quel che crede. Per diramare la sua “confusione” le spieghiamo noi cosa è stato “Diritti alla meta”: un dibattito storico per l’intero movimento LGBT in cui abbiamo ascoltato i punti di vista di diversi partiti che per la prima volta su questo tema si sono visti più vicini e si sono espressi unanimemente sull’urgenza di legiferare in materia. La voce della rappresentante del M5S avrebbe sicuramente impreziosito questo dialogo, ma ascoltare un punto di vista per noi non significa escluderne altri. Su questo siamo decisi a non tornare indietro, andiamo avanti nella convinzione che i diritti civili e le tematiche lgbt debbano essere un fiume in piena che non abbia argini politici ma che raggiunga tutti gli orientamenti presenti nel nostro paese. Ci auguriamo, in tal senso, che in una futura occasione Silvia Giordano abbia più “tempo da perdere” per le nostre istanze e per confrontarsi, anche in maniera serrata, con quelli che, volente o nolente, sono i suoi colleghi in parlamento. Infine, le ricordiamo che l’unica “parata” annuale che vede il Comitato tra gli enti organizzatori è il Pride, al quale già le estendiamo l’invito per il 2015.
Valter Catalano
Ufficio Stampa Arcigay Napoli Antinoo
Vico San Geronimo 19, Napoli
Tel. 081 552 88 15
Cell. +39 388 18 502 18
Antonello Sannino
Presidente Arcigay Napoli Antinoo
presidente@arcigaynapoli.org
Siamo sconcertati e allo stesso tempo rammaricati dalla dichiarazione fatta dall’onorevole Silvia Giordano del M5S in seguito alla sua mancata partecipazione al confronto “Diritti alla meta” di sabato scorso.
Fa sorridere che la deputata a cinque stelle definisca “sfilata politoco-elettorale” o “parata” un convegno-dibattito organizzato da un’associazione che da ben 30 anni si batte sui diritti civili e che più volte ha rimarcato la trasversalità politica del tema all’interno della società italiana. Risulta difficile poi comprendere la sua polemica sull’assenza di Ivan Scalfarotto in rappresentanza del Governo: le leggi vengono predisposte dal Parlamento, ed un confronto tra parlamentari, di diversi gruppi politici di maggioranza ed opposizione, ha una dignità che va ben oltre la presenza o all’assenza di un rappresentate del Governo, assente esclusivamente per motivi legati ad una incompatibilità con gli orari della nostra manifestazione.

Battersi in parlamento per condurre il dibattito sul tema è una condizione fondamentale per arrivare ad un risultato positivo ma ciò non significa che le altre arene di confronto vadano glissate solo per evitare confronti scomodi, soprattutto dopo aver sbandierato per anni un ipotetico monopolio grillino della democrazia partecipata e diffusa. Se la Giordano fosse stata presente, si sarebbe accorta che il convegno, oltre che un momento di confronto, è stato anche un’occasione reale per raccogliere le istanze dal basso, ma è evidente che al M5S ancora non è chiaro che le parti sociali da ascoltare sono gli attori collettivi del territorio. Siamo noi questi stakeholders, siamo noi gay, lesbiche, trans questi soggetti che chiedono il riconoscimento del proprio legame affettivo e in quella sede avevamo tutta l’intenzione di ascoltare anche il M5S. Inoltre, appare ancora più tortuosa la posizione espressa dalla deputata 5S, quando come ulteriore motivazione alla sua assenza, utilizza la retorica delle manovre elettorali oscure. In pratica, secondo lei, l’Arcigay di Napoli attraverso questo convegno avrebbe addirittura il potere di definire le sorti elettorali della Regione Campania nel 2015. Questa insinuazione la respingiamo con forza al mittente e invitiamo l’On. Giordano a riconsiderare la sua “sensazione” occulta inquadrandola in un contesto meno improbabile di quel che crede. Per dirimere la sua “confusione” le spieghiamo noi cosa è stato “Diritti alla meta”: un dibattito storico per l’intero movimento LGBT in cui abbiamo ascoltato i punti di vista di diversi partiti che per la prima volta su questo tema si sono visti più vicini e si sono espressi unanimemente sull’urgenza di legiferare in materia. La voce della rappresentante del M5S avrebbe sicuramente impreziosito questo dialogo, ma ascoltare un punto di vista per noi non significa escluderne altri. Su questo siamo decisi a non tornare indietro, andiamo avanti nella convinzione che i diritti civili e le tematiche lgbt debbano essere un fiume in piena che non abbia argini politici ma che raggiunga tutti gli orientamenti presenti nel nostro paese. Ci auguriamo, in tal senso, che in una futura occasione Silvia Giordano abbia più “tempo da perdere” per le nostre istanze e per confrontarsi, anche in maniera serrata, con quelli che, volente o nolente, sono i suoi colleghi in parlamento. Infine, le ricordiamo che l’unica “parata” annuale che vede il Comitato tra gli enti organizzatori è il Pride, al quale già le estendiamo l’invito per il 2015.


Valter Catalano
Ufficio Stampa Arcigay Napoli Antinoo
Vico San Geronimo 19, Napoli
Tel. 081 552 88 15
Cell. +39 388 18 502 18

Antonello Sannino
Presidente Arcigay Napoli Antinoo
presidente@arcigaynapoli.org
 

trentennale_1

DIRITTI ALLA META
confronto sulle unioni civili e matrimonio egualitario

Era il 23 novembre del 1984, in una Italia molto diversa da quella in cui viviamo oggi,  quando un gruppo di coraggiose persone fondò il circolo di cultura omosessuale “Antinoo”/Arcigay di Napoli. 
Ebbene sono passati trent’anni,  e quella esperienza, nata in piena emergenza di quella che insopportabilmente fu definita la “peste gay”, tra mille difficoltà è arrivata fino ai giorni nostri, rimanendo negli anni un costante punto di riferimento per le persone gay, lesbiche e trans che l’hanno attraversata. Un percorso fatto di pura militanza dal basso e di condivisione democratica che oggi continua ad essere, con rinnovato vigore, un patrimonio culturale, sociale e politico, non solo per la comunità lgbt campana e nazionale, ma per la società tutta.

In occasione del trentennale della fondazione del Comitato Arcigay Antinoo di Napoli, punto di riferimento per le politiche in difesa dei diritti delle persone gay, lesbiche e transgender al sud.

Il Comitato ha organizzato, a Napoli giorno sabato 18 ottobre c.a, presso Palazzo Sisto Riario Sforza, Hotel de Charme Decumani, via S. Giovanni Maggiore Pignatelli 15, una giornata davvero speciale, totalmente dedicata alle istanze politiche, sociali e culturali della comunità LGBTQI.

Il confronto parte da una analisi sui territori ed in particolari sulle esperienze che provengono dal sud, per arrivare in Europa, passando per quel Governo e quella politica nazionale che ormai, sui diritti civili, non può più continuare in quel limbo, di  arretratezza culturale e soprattutto legislativa, non più accettabile per un grande Paese come l’Italia, cosi come più volte evidenziato dalla giurisprudenza e dalla Corte Costituzionale, oltre che dagli organismi predisposti dalla Comunità Europea.

Al confronto con i partiti, che avrà luogo alle ore 16:30 saranno presenti, insieme alle autorità locali, l’ On. Gianni Pittella, l’On. Pina Picierno, l’On. Silvia Giordano, l’On. Mara Carfagna, l’On. Marco di lello, il Presidente Niki Vendola, l’On. Gennaro Migliore. Faranno parte del confronto, inoltre, il Presidente nazionale di Arcigay, Flavio Romani, l’ On. Franco Grillini, il Prof. Massimo Villone, e l’On. Anna Maria Carloni, ed il dr. Luigi Amodio, primo presidente del Comitato Arcigay di Napoli.

Prima del dibattito (dalle ore 11:30) è stata inoltre convocata l’Assemblea delle Associazioni LGBTQI delle regioni meridionali (Campania, Calabria, Basilicata, Puglia, Sicilia con Abruzzo e Molise) al fine di riflettere costruttivamente e sinergicamente su quanto è stato fatto e su quanto può e deve essere ancora fatto nelle nostre regioni, in termini di crescita culturale dei nostri territori e relativamente alla qualità e alla proficuità dei rapporti con le amministrazioni locali, con le Università, con gli enti, con le scuole, con le Asl, con il mondo delle associazioni, con i sindacati e con la cittadinanza tutta.

 

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*La lista dei partecipanti è parziale.

Un punto di partenza

Una estate atipica per le condizioni meteo ha mostrato una bizzarra dualità anche sulle questioni legate alla famiglia e alla famiglia omogenitoriale. Notizie, sentenze, provvedimenti ed articoli sull’argomento si sono, infatti, susseguiti a ritmo sostenuto, segnalando nel nostro Paese il bisogno di una profonda riflessione politica/sociale sul tema della famiglia e del riconoscimento dei diritti civili alle coppie omosessuali.

Che oramai il dibattito sui diritti all’interno della società italiana sia trasversale e non coinvolga più ristretti gruppi politici o culturali è innegabile, ma fa sempre un certo effetto quando segnali di apertura giungono da insperati interlocutori. Proprio dal mondo cattolico, infatti, arriva la notizia della storica decisione dell’associazione scout, AGESCI, di garantire la piena partecipazione alle sue attività alle persone gay e lesbiche. La cosiddetta “Carta del coraggio”, approvata nei giorni scorsi, ha come intento la costruzione di nuove basi di dialogo in linea con le dichiarazioni, dal tono invero ancora lieve, di Papa Francesco sui temi legati all’omosessualità. E’ comunque un passo importante se facciamo un confronto con il muro che la Chiesa e con essa tutto il mondo cattolico tenevano ben alto nei confronti delle persone LGBT (Lesbian, Gay, Bisex e Trans). Questo ci lascia sperare che nel prossimo futuro ci sia ancora più “coraggio” nel dialogo e nel superamento di certe rigidità dogmatiche.

Altra nota di merito in questa estate va all’avanzamento nell’ambito della giurisprudenza dovuto alla magistratura che con sentenze sta ridisegnando in maniera inclusiva il panorama dei diritti civili adeguandolo al contesto europeo ed internazionale: diventa consuetudine nel nostro Paese il fatto che siano i giudici ad ampliare i diritti dei cittadini più velocemente del legislatore spesso disattento e superficiale. Un punto di svolta è la decisione del Tribunale di Roma di riconoscere il diritto di esercitare il ruolo di genitore non solo alla donna che ha concepito il figlio con fecondazione eterologa, ma anche alla sua compagna. Questa sentenza apre nuove prospettive per le coppie gay e lesbiche con figli nell’esercitare il proprio diritto alla genitorialità rompendo il tabù tutto italiano che recita il mantra: “unioni civili forse, adozioni e figli no.”

Di contro, non si è fatta attendere la consueta levata di scudi della parte politica reazionaria che si è schierata a sostegno di nebbiose rappresentazioni della famiglia del tutto incompatibili non solo con lo scenario sociale reale ma anche con le stesse situazioni che riuscirebbe a vivere quotidianamente la famiglia “tradizionale”.

Mentre da un lato, quindi, le istanze egualitarie che nascono dal basso trovano piena rispondenza nelle pratiche della giurisprudenza, dall’altro la risposta reazionaria della politica nei vari livelli amministrativi spesso sconcerta, come nel caso dei comuni di Palermo e Assisi. Infatti, è notizia di questi giorni che i Consigli dei rispettivi comuni si sono apprestati, in pieno agosto, ad approvare mozioni per l’istituzione di una “Festa della famiglia naturale”. Al di là dell’inaspettata sintonia politica tra il Capoluogo siciliano e il noto comune umbro, lascia sorpresi questa rinnovata corsa a costruire barricate attorno al concetto “tradizionale” di famiglia che non solo discrimina le famiglie composte da coppie dello stesso sesso ma anche le numerosissime famiglie composte da donne o uomini soli con figli e altri nuclei con figure genitoriali diverse da quelle biologiche. E’ chiaro che l’intento di alcuni è quello di affossare con tali iniziative – che sanno tanto di Family Day – il lavoro di chi sul territorio si impegna duramente in prima linea per contribuire al superamento della disuguaglianza tra famiglie etero e omosessuali.

Malgrado ciò, Palermo, che nel 2013 ha ospitato un partecipatissimo Pride Nazionale e grazie all’associazionismo lgbt fortemente radicato sul territorio, sta facendo sentire la sua voce contro la mozione della sua amministrazione e quasi certamente questo capitolo si chiuderà in maniera positiva per la città e le sue famiglie “arcobaleno”. Lo stesso ci auguriamo per Assisi dove però, come in altre parti del Paese, risulta ancora forte la pressione esercitata da movimenti cattolici ancorati ad una visione anacronistica della famiglia.

Nonostante questi due episodi, in questi mesi estivi lo scenario delle maggiori novità in tema di diritti lgbt è stato spesso il Sud. L’OndaPride ha toccato le principali città meridionali (Catania, Lecce, Napoli, Palermo, Reggio Calabria e Siracusa) arrivando per la prima volta anche in Calabria e nelle città di Lecce e Siracusa (alle quali si sommano la “prima volta” di Salerno 2012 e Barletta 2013). Napoli è stata capofila nell’introduzione della trascrizione all’anagrafe dei matrimoni contratti all’estero ed è avvenuta una importante apertura politica da parte di quel centro-destra che per anni ha portato avanti idee illiberali nei confronti dei cittadini gay, lesbiche e trans. Napoli e il Sud stanno mostrando di essere, in tal senso, un laboratorio in continua evoluzione in cui vengono generate dinamiche politiche e sociali che puntano ad influire sull’agenda della politica nazionale ponendo al centro del proprio agire politico il governo locale, in modo inedito nella storia della Repubblica. Uno dei protagonisti di questa nuova fase è l’associazionismo lgbt che concentrandosi su una governance locale, composta dalle amministrazioni locali e dagli altri stakeholders, può imprimere una svolta decisiva nell’allargamento dei diritti civili e nella lotta alle discriminazioni.

Spesso è stata contestata la scarsa utilità dell’istituzione dei registri nei vari comuni italiani, sottovalutando le significative ricadute che l’adozione di tale strumento da parte di una larga maggioranza di comuni avrebbe sulle priorità degli organi parlamentari in tema di diritti civili. Così come non passerebbe certo inosservata l’adesione di un gran numero di città a R.E.A.D.Y., la Rete Nazionale Antidiscriminazione delle Pubbliche Amministrazioni partita dal Comune di Torino. Rivolgere l’attenzione al livello locale, quindi, è un passo fondamentale per le associazioni del network lgbt e le esperienze condotte finora dimostrano che le iniziative più significative sono state realizzate proprio nei comuni, nelle regioni e presso gli enti locali dove le Amministrazioni si sono impegnate sulle politiche di Pari Opportunità, anche attraverso l'istituzione di Tavoli permanenti di lavoro o anche con Organi per le Pari Opportunità operanti sulle progettazioni di contrasto alle discriminazioni legate all'orientamento sessuale e/o all'identità di genere.

In questi contesti, infatti, sono nati progetti che hanno coinvolto tra gli altri le scuole e il mondo del lavoro producendo effetti notevoli sulla riduzione dei livelli di omofobia e discriminazione. I risultati finora positivi incoraggiano a proseguire su questa strada e invitano a riprodurre su altri territori più deboli le pratiche di lavoro congiunto e in rete al fine di migliorare anche lì la qualità della vita dei cittadini e delle cittadine lgbt.

La breve analisi appena esposta ci spinge a fare un bilancio, seppur parziale, di questa estate a doppia velocità. Abbiamo visto che nonostante la staticità e l’ostilità di una certa classe politica crei ancora ostacoli nella definizione di iniziative legislative, i territori riescono con propositività a viaggiare comunque più veloci sulle pratiche di inclusione. Per tale motivo, non bisogna mai perdere di vista il rapporto con il territorio e gli enti locali. Le istanze del movimento lgbt escono rafforzate se portano con sé il confronto con le istituzioni territoriali e le altre parti sociali, di conseguenza godono di una maggiore attenzione nel momento in cui vengono spostate sul piano politico nazionale.

Ricordiamo, a tal proposito, che ben presto alle Camere partirà il dibattito relativo alla proposta di legge sulle unioni civili e l’arena politica tornerà ad infuocarsi. Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha più volte rimarcato l’importanza di trasferire le pratiche e le conoscenze acquisite sui territori in un quadro politico nazionale; quindi, è il momento di utilizzare questa esperienza accumulata a livello locale per arricchire il disegno di legge e renderlo quanto più inclusivo possibile.

Noi auspichiamo di poter veder realizzato in maniera coerente questo intento, anche perché valorizzare il lavoro prodotto dal basso potrebbe essere davvero un’occasione storica per superare la dicotomia tra politica e società e riallineare le due velocità.

Sui temi lgbt è tempo di viaggiare ad un’unica velocità sostenuta, senza freni, né retromarce.

 

Arcigay Napoli, trent’anni di attivismo LGBT

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Atto Costitutivo Circolo culturale Antinoo/Arci Gay

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Palazzo Sisto Riario Sforza


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Sportello migra_Antinoo - Convenzione con Arci nell'ambito Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR)

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In data 07 ottobre 2014, il Comitato Prov. Arcigay Antinoo di Napoli ha sottoscritto una Convenzione con l’Arci Napoli dove si impegna a collaborare alla realizzazione dei Progetti “Accoglienza ed integrazione: diritti uguali per tutti” e “The City’s Keys”, finanziati nell’ambito del bando SPRAR –Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati – triennio 2014 – 2016 del Ministero dell’Interno.

In particolare, la convezione ha ad oggetto l’attivazione del sostegno legale, da parte del Comitato Provinciale Arcigay “Antinoo”, a favore dei beneficiari dei suddetti progetti sociali di cui Arci Napoli è il soggetto attuatore.

In particolare, è prevista la realizzazione delle seguenti azioni:

1. Predisposizione del fascicolo personale del richiedente o del titolare di protezione internazionale;

2. Affiancamento del beneficiario nella preparazione al colloquio con la Commissione territoriale;

3. Gestione dei rapporti con gli attori istituzionali;

4. Assolvimento delle pratiche burocratiche;

5. Possibilità di ricorrere alle decisioni assunte;

6. Produrre documentazione a supporto delle domande di protezione;

7. Orientamento alla tutela giurisdizionale.

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La convenzione si inscrive all’interno del lavoro dello Sportello Migra_Antinoo, attivo da Aprile 2014, dedicato alle persone proveniente da paesi esteri, in particolare ai richiedenti protezione internazionale, rifugiati ed in generale ai cittadini/e stranieri/e ammessi/e alla protezione sussidiaria, con una specifica attenzione per le persone LGBTI (Lesbiche, Gay, Bisex, Trans e Intersex).

Lo sportello si propone come servizio di accoglienza umana della persona, improntata su di una dialettica empatica tesa all’espressione dei proprio bisogni, di orientamento verso i servizi integrati del territorio di cui il cittadino/a straniero/a può avvalersi e di supporto nell’iter legale necessario per beneficiare delle misure di tutela, con particolare attenzione nel chiarire la normativa di riferimento, con riferimento alle procedure di asilo e di tutela ulteriore prevista ed alle relative pratiche da espletare.

Obiettivo è la conoscenza delle opportunità del territorio sotto molteplici punti di vista: dall’espressione della socialità attraverso momenti di animazione socio-culturale che favoriscano un positivo inserimento all’integrazione con e tra le comunità, straniere ed italiana, per il consolidamento di una rete volontaria di sostegno e conoscenza interculturale, per prevenire  l’insorgere di fenomeni di esclusione ed emarginazione; dall’accesso ai corsi di alfabetizzazione linguistica offerti dal territorio, primo passo per l’inclusione nel contesto sociale e di acquisizione di  strumenti per l’inserimento nel sistema economico verso la riconquista della propria autonomia, al ricorso alle prestazioni sanitarie, alle agevolazione ed ai servizi dedicati.

Obiettivo ulteriore dell’impegno del Comitato nella tutela dei diritti della popolazione straniera è la strutturazione ed il consolidamento di azioni di advocacy verso gli organi dello Stato, dagli operatori di Polizia all’universo Giustizia.

Intervento cardine sarà il dialogo, inteso in termini di scambio reciproco e conoscenza, con il supporto e la cooperazione con le Associazioni territoriali ed in termini di sensibilizzazione nelle comunità straniere presenti in Regione, per il contrasto di episodi di omotransofobia e di multidiscriminazione.

http://www.arcigaynapoli.org/notizie/85/690-migra-lgbt.html

 

Il Responsabile Migra_Antinoo 
Marco Marocco
+393334898567
migranti@arcigaynapoli.org

Il Presidente del Comitato Arcigay Antinoo Napoli
Antonello Sannino
+393468842498
presidente@arcigaynapoli.org

 

 
Calendarizzazione Attività Gruppo Giovani

ottobredidiritti_volantino

Vi presentiamo il calendario delle attività per il mese di ottobre. Il Gruppo Giovani è un ritrovo di ragazzi e ragazze gay, lesbiche e trans che si confrontano su tematiche legate  alla comunità LGBTQI  attraverso attività ludico-ricreative e non solo attraverso dibattiti. Vi aspettiamo tutti i venerdì alle ore 18:00 presso la sede di Arcigay Antinoo Napoli, raggiungibile attraverso la linea 1 (scendendo alla fermata università, la sede si trova in una parallela di via MezzoCannone frontale la libreria Ubik in via Benedetto Croce), oppure scendendo alla fermata Montesanto della Linea 2 della metro, percorrendo spaccanapoli e imboccando la traversa di fronte la libreria sovracittata.

 
Partono i tirocini formativi del progetto Diversity on the Job rivolti a LGBT discriminati

arcigaynapoli

COMUNICATO STAMPA
1
5/09/2014


Partono i tirocini formativi del progetto Diversity on the Job rivolti a LGBT discriminati. Sannino: «Un intervento concreto e prezioso per il miglioramento delle condizioni di vita delle persone LGBT nelle regioni più in difficoltà».

Partono questa settimana i tirocini formativi trimestrali del progetto Diversity on the job promossi da UNAR, attuati da Italia Lavoro e realizzati attraverso raggruppamenti territoriali di enti di formazione ed associazioni di categoria, tra questi a Napoli, Generazione Vincente e Dedalus, con Arcigay Napoli e le associazioni nazionali MIT e Gay Center.

«E’ un primo intervento prezioso e concreto finalizzato non solo al reinserimento lavorativo di coloro che hanno subito discriminazioni basate su orientamento sessuale ed identità di genere, ma utile anche ad introdurre nelle aziende la cultura delle differenze e creare in tal modo una rete di supporto che faciliti l’inserimento lavorativo delle persone LGBT», afferma Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, «Da agosto stiamo lavorando con impegno a questo progetto che è sicuramente una goccia d’acqua nel deserto, ma è comunque un segnale importante per le regioni del Sud lacerate da una disoccupazione che grava in particolare su alcune fasce sociali. In tal senso, ci aspettiamo che questo progetto dia anche nuovo impulso alle agende regionali al fine di prevedere ulteriori interventi mirati all’inclusione lavorativa dei cittadini che vivono in una condizione di vulnerabilità sociale come appunto gli lgbt discriminati».

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Il Dipartimento Pari Opportunità – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) promuove il “Programma sperimentale di intervento per la promozione dell’inserimento lavorativo di soggetti discriminati e svantaggiati” - Progetto DJ - Diversity on the job, finanziato con fondi a valere sul PON "Governance e Azioni di Sistema" 2007-2013 – Ob. Convergenza. Il programma è attuato da Italia Lavoro e mira a realizzare obiettivi di capacity building nei confronti dell’associazionismo non economico e di empowerment nei confronti dei target a forte rischio di esclusione sociale.

Il progetto Diversity on the job è finalizzato:

-       alla creazione di reti territoriali integrate di supporto all’inclusione socio lavorativa rivolte a soggetti vittima di discriminazione e marginalizzazione sociale e lavorativa attraverso il coinvolgimento di associazioni e stakeholder localizzati nelle 4 regioni Ob. Convergenza (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia), espressione dei target oggetto dell’intervento, al fine di creare le condizioni per qualificare queste ultime nel campo della intermediazione lavorativa, mediante apposite azioni di capacity building;

-       a promuovere l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati e a forte rischio di discriminazione, attraverso servizi di orientamento e coaching e la realizzazione di tirocini della durata di tre mesi nelle regioni Ob. Convergenza, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.

Ufficio Stampa 
Arcigay Napoli
direttivo@arcigaynapoli.org
mobile: +393807151902/ +393881850218

 
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