Martedì 28 Luglio 2015
 
 

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ArcigayNapoli
Chiarimento sulle dichiarazioni scorrette in merito al Parthenope Village e Pride.
Assolutamente false le dichiarazioni che stanno circolando sui media circa una responsabilità del Pride relativamente al fallimento del Parthenope Village, il villaggio estivo sul lungomare che ha prematuramente chiuso i battenti in seguito a ritardi e inadempienze della PJevents, società che aveva vinto l’appalto.
Leggiamo infatti, su alcuni media, che la PJevents sostiene che la cancellazione del Parthenope Village sia la conseguenza di un eccessivo impegno artistico e organizzativo profuso per la concreta realizzazione del Party del Pride, lo scorso 11 luglio.
Urge, allora, precisare come si è strutturata l’organizzazione del Party del Pride che, a prescindere da tutto, è stato l’unico evento in grado di portare un numero considerevole di persone nella zona del lungomare in cui era stato allestito l’atteso Parthenope Village.
Vorremmo, infatti, capire a quale impegno artistico e organizzativo fanno riferimento i responsabili della PJevents, dal momento che il palco è stato fornito dal Comune di Napoli, le perizie tecniche necessarie all’uso del medesimo sono state stilate da professionisti legati ad Arcigay, la pubblicità e la promozione dell’evento è stata fatta dalle associazioni lgbt coinvolte nella realizzazione del Pride e inoltre i dj, i vocalist, le drag queen e l’animazione sono stati tutti chiamati e forniti da Arcigay.
Anzi Arcigay Napoli si è caricato anche l’onere del catering, poiché la stessa PJevnts è venuta meno agli accordi precedentemente stretti con le associazioni lgbt, infatti secondo gli accordi presi con la PJevents, quest’ultima avrebbe dovuto curare il catering della serata, in partnership con alcuni bar della zona di chiaia e alcuni sponsor, riconoscendo alle associazioni coinvolte nel Pride una quota di sponsorizzazione necessaria a coprire i costi vivi della manifestazione.
Nonostante la serata dell’11 luglio sia stata un evidente successo e nonostante la realizzazione di un Party gratuito aperto a tutta la cittadinanza sia stato un grande risultato, dal punto di vista civile, mediatico e sociale, quelli davvero danneggiati dalla PJevents sono le associazioni lgbt che hanno operato facendo affidamento su una sponsorizzazione che è stata ritirata all’ultimo momento, quando era assolutamente impossibile trovare altre soluzioni che non compromettessero la realizzazione del Party e non gravassero ulteriormente sulla realizzazione della manifestazione.
Inoltre, ci urge anche ricordare che lo stesso Diego Di Flora, direttore artistico del Pathenope Village, in risposta all’articolo “Villaggio flop, la società: colpa del Gay Pride” pubblicato da Il Mattino in data 25 luglio, ha rilasciato una dichiarazione in cui nega ci siano delle concrete connessioni tra il Pride Party dell’11 luglio e le inadempienze organizzative del villaggio estivo sul lungomare.
Infine, una precisazione che è necessario fare, riguarda i rapporti tra il Pride e il Pride Party: il Pride, nella sua chiara e manifesta rilevanza politica, termina con i discorsi a fine corteo, discorsi importanti come quelli del Sindaco di Napoli, dei rappresentanti dell’amministrazione comunale e regionale e dei consoli di grandi paesi occidentali come Stai Uniti e Francia; il Party, invece, è organizzato per offrire uno spazio ricreativo alla comunità che ha partecipato alla manifestazione ed è funzionale anche a ricavare un supporto economico per le spese di gestione del corteo. Quest’anno, grazie alla grande disponibilità del Comune di Napoli e all’iniziale patto stretto con la PJevents, siamo riusciti nell’apprezzabile e democratica impresa di garantire un party gratuito alla cittadinanza e, nonostante la PJevents abbia negato la sponsorizzazione all’ultimo minuto, il party è rimasto gratuito a riprova della serietà e della professionalità di tutti i volontari e gli operatori delle associazioni lgbt.
Insomma, addebitare al Pride il fallimento del Parthenope Village è davvero una menzogna priva di qualsiasi fondamento e una società seria come la PJevents non può certamente venir meno alle proprie responsabilità, attribuendo ad altri mancanze ed errori che hanno condotto al fallimento di un progetto tanto importante per Napoli e per la sua immagine turistica e culturale.

Assolutamente scorrette e ingenerose le dichiarazioni che stanno circolando sui media circa una responsabilità del Pride relativamente al fallimento del Parthenope Village, il villaggio estivo sul lungomare che ha prematuramente chiuso i battenti in seguito a ritardi e inadempienze della PJevents, società che aveva vinto l’appalto.

Leggiamo infatti, su alcuni media, che gli organizzatori del Parthenope Village sostengono che la cancellazione del sudetto village sia la conseguenza di un eccessivo impegno artistico e organizzativo profuso per la concreta realizzazione del Party del Pride, lo scorso 11 luglio.

Urge, allora, precisare come si è strutturata l’organizzazione del Party del Pride che, a prescindere da tutto, è stato l’unico evento in grado di portare un numero considerevole di persone nella zona del lungomare in cui era stato allestito l’atteso Parthenope Village.

Vorremmo, infatti, capire a quale impegno artistico e organizzativo fanno riferimento i responsabili della PJevents, dal momento che il palco è stato fornito dal Comune di Napoli, le perizie tecniche necessarie all’uso del medesimo sono state stilate da professionisti legati ad Arcigay, la pubblicità e la promozione dell’evento è stata fatta dalle associazioni lgbt coinvolte nella realizzazione del Pride e inoltre i dj, i vocalist, le drag queen, gli artisti, gli ospiti e l’animazione sono stati tutti chiamati e forniti da gruppi di aggregazione lgbt vicini ad Arcigay.

Anzi gli organizzatori del Pride si sono  caricati anche l’onere di ricercare un catering che potesse garantire un minimo di servizi alla serata, poiché la stessa PJevnts è venuta meno agli accordi precedentemente stretti con le associazioni lgbt, infatti secondo gli accordi presi con la PJevents, quest’ultima avrebbe dovuto curare il catering della serata, in partnership con alcuni bar della zona di chiaia e alcuni sponsor, riconoscendo alle associazioni coinvolte nel Pride una quota di sponsorizzazione necessaria a coprire i costi vivi della manifestazione.

Nonostante la serata dell’11 luglio sia stata un evidente successo e nonostante la realizzazione di un Party gratuito aperto a tutta la cittadinanza sia stato un grande risultato, dal punto di vista civile, mediatico e sociale, quelli davvero danneggiati dalla PJevents, insime ovviamente al danno d'immagine recato alla città e all'amministrazione, sono le associazioni lgbt che hanno operato facendo affidamento su una sponsorizzazione che è stata ritirata all’ultimo momento (a meno di 48h dal Pride), quando era assolutamente impossibile trovare altre soluzioni che non compromettessero la realizzazione del Party e non gravassero ulteriormente sulla realizzazione della manifestazione.

Inoltre, ci urge anche ricordare che lo stesso Diego Di Flora, direttore artistico del Pathenope Village, in risposta all’articolo “Villaggio flop, la società: colpa del Gay Pride” pubblicato da Il Mattino in data 25 luglio, ha rilasciato una dichiarazione in cui nega ci siano delle concrete connessioni tra il Pride Party dell’11 luglio e le inadempienze organizzative del villaggio estivo sul lungomare.
Infine, una precisazione che è necessario fare, riguarda i rapporti tra il Pride e il Pride Party: il Pride, nella sua chiara e manifesta rilevanza politica e sociale, termina con i discorsi a fine corteo, discorsi importanti come quelli del Sindaco di Napoli, dei rappresentanti dell’amministrazione comunale e regionale e dei consoli di grandi paesi occidentali come Stati Uniti e Francia; il Party, invece, è organizzato, in luoghi e tempi distanti dal corteo, per offrire uno spazio ricreativo alla comunità che ha partecipato alla manifestazione ed è funzionale anche a ricavare un supporto per la gestione degli eventi Pride e del corteo stesso.

Quest’anno, grazie alla grande disponibilità del Comune di Napoli e all’iniziale patto stretto e poi disatteso con la PJevents, siamo riusciti nell’apprezzabile e democratica impresa di garantire un party gratuito alla cittadinanza e, nonostante la PJevents abbia negato la sponsorizzazione all’ultimo minuto, il party è rimasto gratuito a riprova della serietà e della professionalità di tutti i volontari e gli operatori delle associazioni lgbt.

Insomma, addebitare al Pride il fallimento del Parthenope Village è davvero una menzogna priva di qualsiasi fondamento e una società seria come la PJevents non può certamente venir meno alle proprie responsabilità, attribuendo ad altri mancanze ed errori che hanno condotto al fallimento di un progetto tanto importante per Napoli e per la sua immagine turistica e culturale.

Ing. Antonello Sannino
Portavoce Mediterranean Pride of Naples 2015
mobile: +393922468663

Prof. Claudio Finelli
Presidente Coordinamento Arcigay Campania
mobile: +393494784545

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Lino Ferrara, direttore di Nauticsud, simbolo di una vecchia imprenditoria ottusa e razzista.

Omofoba e volgare, solo in questo modo è possibile definire la dichiarazione di Lino Ferrara, direttore del Nauticsud e Presidente di Tutto Sposi che ieri, sui social, ha commentato la chiusura anticipata del Parthenope Village, voluta dal Sindaco Luigi De Magistris, sostenendo che lo stesso Parhenope Village è stato “solo il pretesto per una sfilata di femminelli”.

Sorvolando sull’evidente cattiveria che alimenta una dichiarazione del genere, dacché il fallimento di un evento volto ad animare l’intero lungomare di Napoli è un danno per tutti coloro che vivono ed amano questa città, e sottolineando che il Napoli Pride non ha nulla a che vedere con le dinamiche di gestione del Parthenope Village, che sarebbe stato infatti inaugurato la settimana successiva al Pride, vogliamo ricordare al sig. Ferrara che definire una manifestazione di interesse nazionale, come il Napoli Pride, una delle più partecipate in assoluto in città,  che ha coinvolto più di 60000 persone, “una sfilata di femminelli” è davvero ignobile e terribilmente offensivo.

Probabilmente Lino Ferrara, troppo preso dal suo egocentrismo, dalle sua ambizioni e dalla sua mania di protagonismo (basta leggere l’articolo dedicatogli da Adele Brunetti nel novembre 2010) ha creduto in questo modo di screditare con inopportuna sfrontatezza un evento che non lo vedeva protagonista, colpendo di conseguenza il giovane direttore artistico del Parthenope Village, Diego Di Flora che si è, invece, sempre distinto per la sua sensibilità e la sua disponibilità nei confronti della comunità LGBT.

Del resto, mentre Lino Ferrara col suo Tutto Sposi continua a proporre un business che sembra non accorgersi delle trasformazioni della società e dei costumi, Diego Di Flora, direttore artistico di E’ Sposa, ha aperto le porte della sua kermesse, prima in Italia, a tutti coloro che intendono coronare il proprio sogno d’amore, senza alcuna distinzione di orientamento sessuale. Tutti ricordiamo la bellissima campagna pubblicitaria di E’ Sposa che, lo scorso gennaio, ritraeva in una chiesa sconsacrata di Napoli, il bacio di tre diverse coppie di sposi: lui e lei al centro, lui e lui a destra, lei e lei a sinistra.

Così, Lino Ferrara, pur di far parlare di sé, decide di ridurre il Pride ad una “sfilata di femminelli”, senza rendersi conto di apparire come il solito imprenditore “vecchio” e  razzista (perché l’omofobia è una forma di razzismo, non dimentichiamolo) ovvero di rappresentare proprio quel vecchio modo di pensare, ottuso e gretto, che oggi è il più grande ostacolo al vero cambio sociale, politico, economico e culturale della nostro sud e più in generale del nostro Paese.

Antonello Sannino
Presidente Comitato Arcigay Antinoo di Napoli
presidente@arcigaynapoli.org

Ufficio Stampa
Comitato Arcigay Antinoo di Napoli
info@arcigaynapoli.org

 

linoferrara

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AVVISO CHIUSURA ESTIVA

AVVISO IMPORTANTE CHIUSURA ESTIVA:


La sede dell'associazione resterà chiusa per la pausa estiva dal giorno Lunedì 27 Luglio e riaprirà Venerdì 4 Settembre.

Il giorno Domenica 26 luglio si terrà una festa per la chiusura delle attività sociali.

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Arcigay NapoliIl Comitato Provinciale Arcigay Antinoo di Napoli ONLUS, organizzazione di volontariato, iscritta al registro regionale del volontariato, è “nata“ il 22 ottobre 2005, ma Arcigay è attiva a Napoli dal 1984. L'associazione ha fini solidaristici, di volontariato sociale ed opera con l'azione diretta, spontanea, personale e gratuita dei propri aderenti nel settore della tutela dei diritti civili, della prevenzione e recupero dell'emarginazione, della promozione della cultura e di attività ricreative. Si impegna nella promozione dei diritti delle persone gay, lesbiche, transessuali e transgender contribuendo ad accrescere nella società una visione positiva dell'essere omosessuale o transessuale. Come supporto alla comunità LGBT napoletana svolge i seguenti servizi: Sportello Legale, Telefono Amico, supporto- socio-Psicologico, Sportello Salute, Migranti.

Nella nostra sede, aperta alla partecipazione ed al contributo di tutti e tutte le, puoi trovare il Gruppo Giovani, Gruppo Lesbo, Gruppo Trans, Gruppo Genitori. Per qualsiasi informazione Contattaci.
Ricorda che Arcigay Napoli cresce grazie all'aiuto dei volontari, quindi anche col tuo se vorrai.

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