Il Comitato Provinciale Arcigay Antinoo di Napoli ONLUS, organizzazione di volontariato, iscritta al registro regionale del volontariato, è “nata“ il 22 ottobre 2005, ma Arcigay è attiva a Napoli dal 1984. L'associazione ha fini solidaristici, di volontariato sociale ed opera con l'azione diretta, spontanea, personale e gratuita dei propri aderenti nel settore della tutela dei diritti civili, della prevenzione e recupero dell'emarginazione, della promozione della cultura e di attività ricreative. Si impegna nella promozione dei diritti delle persone gay, lesbiche, transessuali e transgender contribuendo ad accrescere nella società una visione positiva dell'essere omosessuale o transessuale. Come supporto alla comunità LGBT napoletana svolge i seguenti servizi: Sportello Legale, Telefono Amico, supporto- socio-Psicologico, Sportello Salute, Migranti.

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Aggiornamenti da Arcigay Nazionale

15 Novembre 2018

  • Ddl Pillon, Arcigay domani in piazza per il ritiro: “Proposta maschilista, classista e omofoba”

    Bologna, 9 novembre 2018 - Anche Arcigay aderisce alla mobilitazione che domani occuperà più di 50 piazze in tutta Italia per chiedere il ritiro del ddl Pillon sull'affido condiviso. "Con convinzione - spiega il segretario nazionale - domani scenderemo nelle piazze assieme alle associazioni che hanno organizzato la protesta contro lo sciagurato ddl Pillon sull'affido condiviso. Al contrario di quanto sostiene il vicepremier Di Maio, non c'è modifica che possa rendere quel testo accettabile: la  proposta è espressione di una cultura misogina, classista e omofoba e va assolutamente ritirata. Essa è il tentativo di una destra reazionaria di impedire il divorzio e di colpire i diritti delle donne e in particolare delle madri. Non solo: il provvedimento svuota il ruolo dei giudici e regolamenta a priori questioni che calate nelle realtà sono piene di distinguo e differenze che non possono e non devono essere ignorate. Come non può essere ignorata la violenza maschile sulle donne, fenomeno allarmante nel nostro Paese e rispetto al quale il ddl Pillon interviene in maniera scellerata, esponendo le donne ancora di più ai loro aguzzini. Infine, non possiamo non osservare che la reiterazione nel testo dei termini "madre" e "padre" ci fa fare un enorme passo indietro, riportando la genitorialità nell'ambito esclusivo della coppia eterosessuale e cancellando la realtà, prima ancora della possibilità, delle famiglie omogenitoriali. Quel testo, insomma, è una sciagura e in quanto tale va assolutamente ritirato", conclude Piazzoni.
  • Omofobia, insultato e licenziato perché gay

    ARCIGAY: "NON BASTA CREARE OCCUPAZIONE SE NON CI SI FA CARICO DELLE DISCRIMINAZIONI DEI LAVORATORI"
    Bologna, 25 ottobre 2018 - Prima insultato e poi licenziato perché omosessuale: è successo a Piacenza a un 28enne, assunto in una nota azienda locale a settembre attraverso un'agenzia interinale. Lo stesso tutor, che avrebbe dovuto insegnargli le mansioni, ha messo in atto nei confronti del ragazzo un atteggiamento persecutorio, esplicitamente riferito al suo orientamento sessuale. "Se è vero che sei gay ti investo con il muletto", è una delle frasi che sono state rivolte al giovane, in presenza di testimoni. Poi è arrivata la marginalizzazione del lavoratore e infine il licenziamento. L'episodio, denunciato da Arcigay L'Atomo di Piacenza e dal Telefono Rosa, è stato raccontato questa mattina dal quotidiano La Libertà. "È assolutamente grave e sconfortante - commenta Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay - che in luogo di lavoro, nel quale esistono precise norme contro le discriminazioni per orientamento sessuale, una persona debba subire questi episodi persecutori, solo perché omosessuale. Non parliamo di un'eccezione, anzi di eccezionale in questa vicenda c'è solo il coraggio del ragazzo che anziché subire e vergognarsi ha deciso di denunciare pubblicamente l'accaduto. Di solito, l'evidente condizione di disparità alla quale sono sottoposti i lavoratori, li costringe al silenzio, all'invisibilità, a sopportare gli insulti pur di mantenere il posto di lavoro. La questione è molto seria e in un momento in cui nel dibattito pubblico si discute di occupazione in termini esclusivamente quantitativi, sarebbe ora che ci si occupasse anche del livello qualitativo. Cosa deve subire o sopportare un lavoratore omosessuale per non perdere il lavoro? Nulla, diciamo noi. Perché il lavoro dovrebbe dare dignità e non toglierla. Ringraziamo allora il 28enne piacentino per il coraggio della sua denuncia e gli trasmettiamo tutta la nostra solidarietà. Ma nel frattempo chiediamo anche al Ministro del Lavoro, il vicepremier Luigi Di Maio, di non trattare l'occupazione come una questione aritmetica, in cui contano solo i numeri. Il lavoro che umilia non è lavoro: questo Paese ha bisogno non solo di occupazione ma di buona occupazione, di luoghi di lavoro dignitosi e non violenti, in cui le persone lgbti non siano costrette a rendersi invisibili o peggio ancora a rinunciare alla propria occupazione. Perché il benessere dei lavoratori e delle lavoratrici è la prima leva di crescita da attivare in un Paese che ancora fatica a uscire da una lunga ed estenuante crisi.", conclude Piazzoni.
  • Lgbti, Arcigay celebra il Coming Out Day: “la visibilità è il primo antidoto contro l’omofobia”

    Bologna, 10 ottobre 2018 - L'11 ottobre in molti Paesi del mondo si celebra il Coming Out Day, la ricorrenza che accende i riflettori sulla visibilità delle persone lgbti, in famiglia, nelle scuole, nei luoghi di lavoro e del tempo libero. la data ricorda quella dell'11 ottobre 1987, quando si tenne a Washington la seconda marcia nazionale per i diritti delle persone lgbti. L'espressione coming out fa riferimento alla frase coming out of the closet, che, tradotta dall'inglese, significa letteralmente "uscire dal nascondiglio". Il suo utilizzo fa riferimento al momento in cui le persone lgbti dichiarano pubblicamente il loro orientamento sessuale o la loro identità di genere."Il coming out - commenta Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay - è un processo spesso graduale, lungo e complesso, nella vita delle persone lgbti. È evidente infatti che nonostante l'avanzamento nel riconoscimento dei diritti delle persone lgbti, dichiararsi gay o lesbica in un contesto sociale può comportare ancora effetti negativi, in termini di esclusione, discriminazione se non addirittura di violenze subite. Questo è il motivo per cui ancora tantissime persone lgbti rimangono nascoste, velate, relegando questo importante tratto identitario a un privato molto circoscritto, se non addirittura a una seconda vita vissuta in una sorta di clandestinità. Tuttavia, è necessario tenere a mente che proprio la visibilità delle persone lgbti ha permesso di compiere quella lenta ma importante rivoluzione culturale che ha portato nel nostro Paese all'approvazione di una legge sulle unioni civili, ad esempio. Non solo: l'esperienza del coming out rappresenta una seconda nascita per le persone che la attraversano: una rinascita autentica e orgogliosa. In questa giornata, quindi, è per noi fondamentale diffondere lo stimolo ad affrontare il coming out, per vivere meglio innanzitutto, ma anche per dare il proprio contributo all'avanzamento delle battaglie della nostra comunità. Coming out come atto personale e politico assieme, che contribuisce a migliorare la propria vita e quella delle persone che ci circondano. Perché la visibilità è il primo e più importante antidoto contro l'omofobia che ci circonda". Per la giornata del coming out day Arcigay promuove una campagna di comunicazione, fatta di card da diffondere sui social media, e che mostra i volti sorridenti di persone che hanno fatto coming out, coi familiari, con gli amici, coi colleghi. Il claim della campagna è "L'ho detto" ed è inserito nel progetto sulla visibilità lgbti promosso da Arcigay, dal titolo "Ho qualcosa da dirvi". Tutti i materiali sono disponibili all'indirizzo:  http://comingoutday.it
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