Trentennale Antinoo

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DIRITTI ALLA META
confronto sulle unioni civili e matrimonio egualitario
Napoli, 18.10.2014
Palazzo Sisto Riario Sforza - Hotel decumani de Charme


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Verbale  18 ottobre 2014  ore 12.15 Hotel Decumani De Charme

Saluto di Anna Rea, segretaria regionale della UIL, la quale ricorda il ruolo fondamentale, nell'ambito della difesa dei diritti civili della comunità LGBT, del sindacato e della UIL, sia ricordando il protocollo d'intesa con Arcigay Napoli sia ricordando la costituzione del dipartimento nazionale sui diritti.

Saluto di Antonello Sannino presidente del comitato provinciale Arcigay Napoli che, in occasione del trentennale, ha organizzato i due appuntamenti di DIRITTI ALLA META, confronti con esponenti politici di rilievo nazionale, dedicati ai temi più urgenti e caldi dell'attuale discussione sui diritti LGBT in Italia e, in generale, al grande spettro dei diritti civili che coinvolgono tutti i cittadini.

La prima a prendere la parola è la senatrice del PD, Monica Cirinnà, relatrice del ddl per le unioni civili che porta, appunto, il suo nome. La Cirinnà dichiara immediatamente che, se una donna sposata ed eterosessuale, come lei, si batte con tanta passione per queste istanze, vuol dire che l'urgenza è sentita da tutti a prescindere dall'orientamento sessuale e dalla propria situazione individuale: il Paese è più avanti di quel che si crede e di quanto emerge dalla rappresentanza politica. Stare in un Paese che non discrimina è una questione di civiltà - sostiene con grinta la Cirinnà – e, infatti, i sindaci trascrivono i matrimoni gay contratti all'estero al fine di soddisfare un'esigenza reale e di incitare il Parlamento a un'accelerazione dei tempi. La senatrice ricorda che siamo nel semestre di presidenza europea, eppure non possiamo dirci alla pari dei colleghi europei per quel che riguarda i diritti LGBT riconosciuti. Il testo del ddl di cui è relatrice nasce con l'idea di accantonare la pressione sul matrimonio egualitario per evitare ostracismo di forze ostili come quella del nuovo centro destra, però di fatto considera tutti i diritti delle coppie omosessuali secondo il Modello tedesco, cioè quello nel quale si salvaguardano tutti i diritti tranne l'adozione di figli "terzi", ossia non interni alla coppia. La Cirinnà ricorda come la fronda venga talora non da destra ma di clericali del PD.

Esamina, poi, il testo del ddl, facendo riferimento ai titoli più controversi e dibattuti.

Inoltre, la senatrice sottolinea la necessità di prevedere la Reversibilità della pensione in maniera equiparata a quella prevista per le coppie sposate eterosessuali. Se ciò non accadesse - conclude provocatoriamente la Cirinnà- i gay dovrebbero pagare meno perché al momento pagano al sistema previdenziale la quota per la reversibilità prevista dal nostro ordinamento per le persone eterosessuali.

Giovanna Martelli, delegata alle pari opportunità per il governo, dunque vero e proprio portavoce del presidente Renzi su queste tematiche, rimarca la priorità ad accelerare il processo di riforme costituzionali per  poi arrivare alla legge sulle unioni civili.
Sostiene il proprio interessamento alla questione, soprattutto dal momento della nomina, che l'ha portata a entrare in contatto diretto con la realtà LGBT. Riferisce che il confronto è quotidiano su questo tema e il ddl è solo il punto di partenza. Secondo la Martelli
è necessario un grande lavoro culturale per compiere e portare a termine i processi politici e istituzionali che il paese attende. L'Italia necessita di confrontarsi ancora su questioni come i diritti LGBT per ridurre le distanze tra sé e l'Europa. L'obiettivo finale - promette la Martelli - è il matrimonio egualitario.

Simona Marino, delegata per il Comune di Napoli alle pari opportunità, porta il saluto del sindaco e dell'intera amministrazione di una città, quale Napoli, sempre più esposta e più sensibile alle questioni legate alle politiche d'inclusione e al riconoscimento dei diritti umani. Al di là di qualsiasi ragionamento - dice con perentorietà la delegata "filosofa- il paese è pronto, sono i politici che invece non hanno sufficiente coraggio e soggiacciono a esigenze di partito, restando sostanzialmente sordi alle richieste della gente. 
Incita, dunque, tutti, anche i politici presenti, ad avere un maggiore coraggio nel sostenere le proprie posizioni e nell'attuare un cambiamento concreto e non solo formale.

Francesco Nitto Palma, senatore e presidente della Commissione giustizia, inizia il proprio intervento chiamando in causa il senatore Minzolini che avrebbe giustamente affermato, a suo parere, che il problema relativo alle unioni omosessuali sarà certamente risolto quando una parte dei politici smetterà di ignorare la cosa come se non esistesse e un'altra parte smetterà di credere che questo sia l'unico problema importante del parlamento italiano. Resta il fatto che è un problema da risolvere. Il problema deve essere risolto, dice il senatore del pdl, perché i diritti fondamentali delle persone non possono essere lasciati alla mercé dei giudici. Però il problema non può essere risolto invocando il matrimonio egualitario: questo sarebbe in contrasto con la nostra costituzione. Se non si modifica l'art 29 e il 30 della nostra costituzione, parlare di matrimonio non sarà mai possibile. E se è vero che i sindaci, trascrivendo i matrimoni contratti all'estero fanno presente un problema reale, è altresì vero che quelle trascrizioni restano giurisprudenzialmente non ammissibili. L'unione tra due persone dello stesso sesso non può essere né matrimonio né una cosa identica con altro nome. Nel secondo caso sarebbe una furberia illegittima e comunque incostituzionale. Nitto Palma inoltre critica aspramente il mito della velocità che sembra la cifra fissa del governo Renzi: infatti, la velocità deve trovare i propri punti solidi sulla condivisione, non sui confronti come sostiene l'onorevole Martelli.
Attraverso la velocità si possono raggiungere, di certo, dei risultati, che possono, tuttavia, risultare ancora inadeguati alle reali esigenze.

Il terreno della verità sarà il terreno dell'aula e la trasversalità del provvedimento sarà l'unica ricetta per la realizzazione del decreto legge. Forza Italia si impegnerà con decisione in questa battaglia. Il testo del ddl della senatrice Cirinnà non convince totalmente Nitto Palma perché non crede che, così come è redatto, non reggerebbe al vaglio della Corte costituzionale. Inoltre, la Corte dei conti potrebbe bocciare alcuni aspetti della legge come quelli che riguardano la reversibilità, pertanto, per Nitto Palma,
il "modello tedesco" non funziona con la nostra Costituzione e rischia di fungere solo da mera propaganda.

Nitto Palma ricorda alcuni aspetti critici del testo di legge Cirinnà come la legittima, istituto che va comunque rivisto, mentre dice di essere favorevole alle adozioni interne. Comunque a gennaio si faranno le audizioni, se il testo del ddl sarà votato, si passerà alla fase emendativa e rapidamente andrà in aula. Forza Italia non porterà avanti alcuna azione di ostruzionismo per l'approvazione della legge, fermo restando le criticità di cui sopra in merito ai problemi con la Costituzione vigente.

Nitto Palma, infine, ricorda che la sua Presidenza alla Commissione giustizia del Senato, che finirà a dicembre 2015, ha proprio nelle unioni civili e nel licenziare una buona legge sulle unioni civili, il suo punto più qualificante.

Il senatore PD Sergio Lo Giudice, presidente onorario di Arcigay, ricorda come già ai tempi dei DICO il dibattito italiano sulle unioni civili sembrava "vecchio" rispetto alle coordinate politiche europee, figuriamoci oggi. Oggi, infatti, i dati statistici parlano da soli: il 70% dei cittadini italiani è d accordo all'estensione di pari diritti per le Coppie formate da persone dello stesso sesso. Con piccole differenze di percentuale solo quando il discorso si sposta sulle adozioni e sull'omogenitorialità. Il mondo sta cambiando a velocità esponenziale. Quando la francia nel 2013 introdusse il matrimonio tra persone dello stesso sesso era il 13* paese, ora siamo a più di 50 paesi con matrimoni gay legalmente riconosciuti. Il senatore Lo Giudice afferma di non essere d'accordo con Nitto Palma sull'incostituzionalità del matrimonio egualitario. Inoltre, trova poco credibili le ragioni che negherebbero per motivi di bilancio l'applicabilità della norma relativa alla reversibilità della pensione in quanto, considerato il calo drammatico dei matrimoni nel nostro paese, non c'è alcun particolare aggravio di spesa.

Flavio Romani, presidente di Arcigay, contento ed entusiasta per la grande opportunità di confronto offerta dal comitato Arcigay di Napoli, sottolinea che le persone LGBT brinderanno solo quando sarà loro riconosciuto il matrimonio egualitario.

Giuseppina La Delfa, presidente di Famiglie Arcobaleno, parla della necessità dei diritti per le coppie omosessuali e elenca il numero di difficoltà e criticità che affrontano quotidianamente le famiglie omogenitoriali che mettono al mondo un nuovo cittadino italiano.
Ripercorre, in breve, il percorso che le coppie gay intraprendevano e intraprendono ancora per poter avere un figlio, con accenni ai recenti sviluppi nella legislazione italiana in relazione alla fecondazione eterologa.
La Delfa trova allucinante che una coppia gay potrà adottare i "propri" figli, in quanto i figli "interni" ad una coppia omosessuale, sono naturalmente e automaticamente figli della coppia, pertanto questa è una legge che contempla le istanze minime richieste dalla comunità lgbt e non è certamente la legge che tutela la piane uguaglianza tra tutti i cittadini italiani.

Daniele Priori, presidente di Gaylib, accoglie con gioia le parole di Nitto Palma relativamente all'intenzione del PdL di non fare ostruzionismo al decreto legge per le unioni civili e ricorda il valore simbolico e concreto ricoperto dal tesseramento di Francesca Pascale ad Arcigay Napoli.

Pietro Nocera, responsabile nazionale coordinamento diritti della UIL, ricorda l'importanza del percorso che sindacatoe associazioni LGBT stanno facendo insieme e sottolinea che il passo ultimo delle rivendicazioni dei diritti delle persone LGBT deve essere l'estensione del matrimonio egualitario.

Chiusura di Antonello Sannino che ricorda il percorso iniziato lo scorso maggio con il Consiglio Nazionale di Arcigay, dove, durante la prima giornata al PAN, il Sindaco di Napoli promise di trascrivere rapidamente i matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti all'estero, trascrizioni avvenute di li a poco e che hanno fatto di Napoli la prima grande città italiana a trascrivere i matrimoni gay contratti all'estero e che soprattutto hanno poi aperto, a seguito delle trascrizioni avvenute a Bologna, Milano e Roma, il contenzioso con il Ministro Alfano ed i prefetti. In quello stesso consiglio nazionale di Arcigay, durante la seconda giornata, proprio nella sede UIL, fu rinnovato l'invito al Sen. Nitto Palma di partecipare al Pride e da quell'invito è partito il percorso che ha portato, proprio a Napoli, al tesseramento di Francesca Pascale ad Arcigay e la conseguente apertura di Forza Italia alle Unioni Civili. Nel rinnovare l'invito al Sen. Palma a prendere parte al Pride di Napoli, invito accolto con piacere dal Presidente della Commissione Giustizia, Antonello Sannino ricorda che in 30 anni e più di storia del movimento lgbt italiano, seppur non si è riuscito ad ottenere una legge che regolamenti le unioni tra persone dello stesso sesso, si è, invece, riuscito ad incidere molto su un cambio culturale del Paese e che quanto successo in questi pochi mesi aprono uno spiraglio di ottimismo affinché l'Italia non resti ancora ultimo dei paesi europei in termini di accoglienza e diritti per le persone gay, lesbiche e trans (così come emerge dalla mappa ILGA 2014 che mostra l'Italia vicina a Paesi dell'Europa orientale, in termini di diritti LGBT, piuttosto che ai Paesi fondatori della Comunità europea ).

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30th
1984 - 2014
Venerdì 21 novembre 2014 > ore 17:00
Arcigay Antinoo di Napoli 30 anni dopo
Festa in sede (Vico San Geronimo 17) con tutte le Associazioni e
con la partecipazione del Sindaco di Napoli, Luigi de Magistris
sono invitati tutte le cittadine ed i cittadini.
Festeggia con noi!

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DIRITTI ALLA META
confronto sulle unioni civili e matrimonio egualitario

Era il 23 novembre del 1984, in una Italia molto diversa da quella in cui viviamo oggi,  quando un gruppo di coraggiose persone fondò il circolo di cultura omosessuale “Antinoo”/Arcigay di Napoli. 
Ebbene sono passati trent’anni,  e quella esperienza, nata in piena emergenza di quella che insopportabilmente fu definita la “peste gay”, tra mille difficoltà è arrivata fino ai giorni nostri, rimanendo negli anni un costante punto di riferimento per le persone gay, lesbiche e trans che l’hanno attraversata. Un percorso fatto di pura militanza dal basso e di condivisione democratica che oggi continua ad essere, con rinnovato vigore, un patrimonio culturale, sociale e politico, non solo per la comunità lgbt campana e nazionale, ma per la società tutta.

In occasione del trentennale della fondazione del Comitato Arcigay Antinoo di Napoli, punto di riferimento per le politiche in difesa dei diritti delle persone gay, lesbiche e transgender al sud.

Il Comitato ha organizzato, a Napoli giorno sabato 18 ottobre c.a, presso Palazzo Sisto Riario Sforza, Hotel de Charme Decumani, via S. Giovanni Maggiore Pignatelli 15, una giornata davvero speciale, totalmente dedicata alle istanze politiche, sociali e culturali della comunità LGBTQI.

Il confronto parte da una analisi sui territori ed in particolari sulle esperienze che provengono dal sud, per arrivare in Europa, passando per quel Governo e quella politica nazionale che ormai, sui diritti civili, non può più continuare in quel limbo, di  arretratezza culturale e soprattutto legislativa, non più accettabile per un grande Paese come l’Italia, cosi come più volte evidenziato dalla giurisprudenza e dalla Corte Costituzionale, oltre che dagli organismi predisposti dalla Comunità Europea.

Al confronto con i partiti, che avrà luogo alle ore 16:30 saranno presenti, insieme alle autorità locali, l’ On. Gianni Pittella, l’On. Pina Picierno, l’On. Silvia Giordano, l’On. Mara Carfagna, l’On. Marco di lello, il Presidente Niki Vendola, l’On. Gennaro Migliore. Faranno parte del confronto, inoltre, il Presidente nazionale di Arcigay, Flavio Romani, l’ On. Franco Grillini, il Prof. Massimo Villone, e l’On. Anna Maria Carloni, ed il dr. Luigi Amodio, primo presidente del Comitato Arcigay di Napoli.

Prima del dibattito (dalle ore 11:30) è stata inoltre convocata l’Assemblea delle Associazioni LGBTQI delle regioni meridionali (Campania, Calabria, Basilicata, Puglia, Sicilia con Abruzzo e Molise) al fine di riflettere costruttivamente e sinergicamente su quanto è stato fatto e su quanto può e deve essere ancora fatto nelle nostre regioni, in termini di crescita culturale dei nostri territori e relativamente alla qualità e alla proficuità dei rapporti con le amministrazioni locali, con le Università, con gli enti, con le scuole, con le Asl, con il mondo delle associazioni, con i sindacati e con la cittadinanza tutta.

 

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*La lista dei partecipanti è parziale.

Un punto di partenza

Una estate atipica per le condizioni meteo ha mostrato una bizzarra dualità anche sulle questioni legate alla famiglia e alla famiglia omogenitoriale. Notizie, sentenze, provvedimenti ed articoli sull’argomento si sono, infatti, susseguiti a ritmo sostenuto, segnalando nel nostro Paese il bisogno di una profonda riflessione politica/sociale sul tema della famiglia e del riconoscimento dei diritti civili alle coppie omosessuali.

Che oramai il dibattito sui diritti all’interno della società italiana sia trasversale e non coinvolga più ristretti gruppi politici o culturali è innegabile, ma fa sempre un certo effetto quando segnali di apertura giungono da insperati interlocutori. Proprio dal mondo cattolico, infatti, arriva la notizia della storica decisione dell’associazione scout, AGESCI, di garantire la piena partecipazione alle sue attività alle persone gay e lesbiche. La cosiddetta “Carta del coraggio”, approvata nei giorni scorsi, ha come intento la costruzione di nuove basi di dialogo in linea con le dichiarazioni, dal tono invero ancora lieve, di Papa Francesco sui temi legati all’omosessualità. E’ comunque un passo importante se facciamo un confronto con il muro che la Chiesa e con essa tutto il mondo cattolico tenevano ben alto nei confronti delle persone LGBT (Lesbian, Gay, Bisex e Trans). Questo ci lascia sperare che nel prossimo futuro ci sia ancora più “coraggio” nel dialogo e nel superamento di certe rigidità dogmatiche.

Altra nota di merito in questa estate va all’avanzamento nell’ambito della giurisprudenza dovuto alla magistratura che con sentenze sta ridisegnando in maniera inclusiva il panorama dei diritti civili adeguandolo al contesto europeo ed internazionale: diventa consuetudine nel nostro Paese il fatto che siano i giudici ad ampliare i diritti dei cittadini più velocemente del legislatore spesso disattento e superficiale. Un punto di svolta è la decisione del Tribunale di Roma di riconoscere il diritto di esercitare il ruolo di genitore non solo alla donna che ha concepito il figlio con fecondazione eterologa, ma anche alla sua compagna. Questa sentenza apre nuove prospettive per le coppie gay e lesbiche con figli nell’esercitare il proprio diritto alla genitorialità rompendo il tabù tutto italiano che recita il mantra: “unioni civili forse, adozioni e figli no.”

Di contro, non si è fatta attendere la consueta levata di scudi della parte politica reazionaria che si è schierata a sostegno di nebbiose rappresentazioni della famiglia del tutto incompatibili non solo con lo scenario sociale reale ma anche con le stesse situazioni che riuscirebbe a vivere quotidianamente la famiglia “tradizionale”.

Mentre da un lato, quindi, le istanze egualitarie che nascono dal basso trovano piena rispondenza nelle pratiche della giurisprudenza, dall’altro la risposta reazionaria della politica nei vari livelli amministrativi spesso sconcerta, come nel caso dei comuni di Palermo e Assisi. Infatti, è notizia di questi giorni che i Consigli dei rispettivi comuni si sono apprestati, in pieno agosto, ad approvare mozioni per l’istituzione di una “Festa della famiglia naturale”. Al di là dell’inaspettata sintonia politica tra il Capoluogo siciliano e il noto comune umbro, lascia sorpresi questa rinnovata corsa a costruire barricate attorno al concetto “tradizionale” di famiglia che non solo discrimina le famiglie composte da coppie dello stesso sesso ma anche le numerosissime famiglie composte da donne o uomini soli con figli e altri nuclei con figure genitoriali diverse da quelle biologiche. E’ chiaro che l’intento di alcuni è quello di affossare con tali iniziative – che sanno tanto di Family Day – il lavoro di chi sul territorio si impegna duramente in prima linea per contribuire al superamento della disuguaglianza tra famiglie etero e omosessuali.

Malgrado ciò, Palermo, che nel 2013 ha ospitato un partecipatissimo Pride Nazionale e grazie all’associazionismo lgbt fortemente radicato sul territorio, sta facendo sentire la sua voce contro la mozione della sua amministrazione e quasi certamente questo capitolo si chiuderà in maniera positiva per la città e le sue famiglie “arcobaleno”. Lo stesso ci auguriamo per Assisi dove però, come in altre parti del Paese, risulta ancora forte la pressione esercitata da movimenti cattolici ancorati ad una visione anacronistica della famiglia.

Nonostante questi due episodi, in questi mesi estivi lo scenario delle maggiori novità in tema di diritti lgbt è stato spesso il Sud. L’OndaPride ha toccato le principali città meridionali (Catania, Lecce, Napoli, Palermo, Reggio Calabria e Siracusa) arrivando per la prima volta anche in Calabria e nelle città di Lecce e Siracusa (alle quali si sommano la “prima volta” di Salerno 2012 e Barletta 2013). Napoli è stata capofila nell’introduzione della trascrizione all’anagrafe dei matrimoni contratti all’estero ed è avvenuta una importante apertura politica da parte di quel centro-destra che per anni ha portato avanti idee illiberali nei confronti dei cittadini gay, lesbiche e trans. Napoli e il Sud stanno mostrando di essere, in tal senso, un laboratorio in continua evoluzione in cui vengono generate dinamiche politiche e sociali che puntano ad influire sull’agenda della politica nazionale ponendo al centro del proprio agire politico il governo locale, in modo inedito nella storia della Repubblica. Uno dei protagonisti di questa nuova fase è l’associazionismo lgbt che concentrandosi su una governance locale, composta dalle amministrazioni locali e dagli altri stakeholders, può imprimere una svolta decisiva nell’allargamento dei diritti civili e nella lotta alle discriminazioni.

Spesso è stata contestata la scarsa utilità dell’istituzione dei registri nei vari comuni italiani, sottovalutando le significative ricadute che l’adozione di tale strumento da parte di una larga maggioranza di comuni avrebbe sulle priorità degli organi parlamentari in tema di diritti civili. Così come non passerebbe certo inosservata l’adesione di un gran numero di città a R.E.A.D.Y., la Rete Nazionale Antidiscriminazione delle Pubbliche Amministrazioni partita dal Comune di Torino. Rivolgere l’attenzione al livello locale, quindi, è un passo fondamentale per le associazioni del network lgbt e le esperienze condotte finora dimostrano che le iniziative più significative sono state realizzate proprio nei comuni, nelle regioni e presso gli enti locali dove le Amministrazioni si sono impegnate sulle politiche di Pari Opportunità, anche attraverso l'istituzione di Tavoli permanenti di lavoro o anche con Organi per le Pari Opportunità operanti sulle progettazioni di contrasto alle discriminazioni legate all'orientamento sessuale e/o all'identità di genere.

In questi contesti, infatti, sono nati progetti che hanno coinvolto tra gli altri le scuole e il mondo del lavoro producendo effetti notevoli sulla riduzione dei livelli di omofobia e discriminazione. I risultati finora positivi incoraggiano a proseguire su questa strada e invitano a riprodurre su altri territori più deboli le pratiche di lavoro congiunto e in rete al fine di migliorare anche lì la qualità della vita dei cittadini e delle cittadine lgbt.

La breve analisi appena esposta ci spinge a fare un bilancio, seppur parziale, di questa estate a doppia velocità. Abbiamo visto che nonostante la staticità e l’ostilità di una certa classe politica crei ancora ostacoli nella definizione di iniziative legislative, i territori riescono con propositività a viaggiare comunque più veloci sulle pratiche di inclusione. Per tale motivo, non bisogna mai perdere di vista il rapporto con il territorio e gli enti locali. Le istanze del movimento lgbt escono rafforzate se portano con sé il confronto con le istituzioni territoriali e le altre parti sociali, di conseguenza godono di una maggiore attenzione nel momento in cui vengono spostate sul piano politico nazionale.

Ricordiamo, a tal proposito, che ben presto alle Camere partirà il dibattito relativo alla proposta di legge sulle unioni civili e l’arena politica tornerà ad infuocarsi. Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha più volte rimarcato l’importanza di trasferire le pratiche e le conoscenze acquisite sui territori in un quadro politico nazionale; quindi, è il momento di utilizzare questa esperienza accumulata a livello locale per arricchire il disegno di legge e renderlo quanto più inclusivo possibile.

Noi auspichiamo di poter veder realizzato in maniera coerente questo intento, anche perché valorizzare il lavoro prodotto dal basso potrebbe essere davvero un’occasione storica per superare la dicotomia tra politica e società e riallineare le due velocità.

Sui temi lgbt è tempo di viaggiare ad un’unica velocità sostenuta, senza freni, né retromarce.

 

Arcigay Napoli, trent’anni di attivismo LGBT

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Atto Costitutivo Circolo culturale Antinoo/Arci Gay

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Palazzo Sisto Riario Sforza


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