«I nostri diritti non hanno confini»: Piazza dei Martiri a Napoli diventa un unico anello per l’Iran Libero

Commozione e fermezza nel presidio napoletano. Sannino: «Come nel 1799 e nel 1943, una rivoluzione che parte dalle donne». La denuncia dei giovani iraniani: «È un massacro, serve una scelta di campo netta».

NAPOLI, 18 Gennaio 2026 – Napoli risponde presente al grido di dolore del popolo iraniano. In una Piazza dei Martiri gremita e silenziosa, scelta non a caso per il suo alto valore simbolico, la società civile partenopea ha stretto in un abbraccio ideale la resistenza iraniana. L’evento, convocato da Antinoo Arcigay Napoli e dall’Associazione Radicali Napoli “Ernesto Rossi”, ha visto la partecipazione trasversale del mondo religioso, politico e associativo, culminando in una catena umana che ha unito fisicamente e moralmente due popoli.

Il filo rosso della storia: dalle donne di Napoli a quelle di Teheran

La piazza, spogliata volutamente dalle bandiere di partito per lasciare spazio alla sola bandiera della libertà, è stata teatro di un parallelismo storico potente. Antonello Sannino, promotore dell’evento per Antinoo Arcigay Napoli, ha tracciato una linea di continuità tra la resistenza partenopea e quella iraniana:

«Abbiamo voluto lasciare solo la citazione di Eleonora Pimentel Fonseca quando salì al patibolo. C’è un filo rosso che lega la Napoli del 1799 e quella delle Quattro Giornate del 1943 all’Iran di oggi: è una rivoluzione che inizia con le donne. Napoli non poteva non lasciare il suo messaggio di sorellanza, un grido di dolore e di libertà che in questo momento il regime degli Ayatollah sta sopprimendo nel sangue».

I Leoni di Napoli e quelli di Persia

Particolarmente toccante l’intervento di Rozita Shoaei (Associazione culturale Azadi degli iraniani di Napoli). Con la voce rotta dalla commozione, Shoaei ha evocato il simbolismo dei leoni di pietra della piazza:

«Oggi i leoni di Napoli e i leoni della Persia si guardano negli occhi. Non come simboli lontani, ma come fratelli di una stessa storia umana. Una catena si spezza non solo quando viene colpita con violenza, ma quando anche un solo anello sceglie di sottrarsi. Essere qui oggi significa dire: io non mi sottraggo».