Il Comitato Provinciale Arcigay Antinoo di Napoli ONLUS, organizzazione di volontariato, iscritta al registro regionale del volontariato, è “nata“ il 22 ottobre 2005, ma Arcigay è attiva a Napoli dal 1984. L'associazione ha fini solidaristici, di volontariato sociale ed opera con l'azione diretta, spontanea, personale e gratuita dei propri aderenti nel settore della tutela dei diritti civili, della prevenzione e recupero dell'emarginazione, della promozione della cultura e di attività ricreative. Si impegna nella promozione dei diritti delle persone gay, lesbiche, transessuali e transgender contribuendo ad accrescere nella società una visione positiva dell'essere omosessuale o transessuale. Come supporto alla comunità LGBT napoletana svolge i seguenti servizi: Sportello Legale, Telefono Amico, supporto- socio-Psicologico, Sportello Salute, Migranti.

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Aggiornamenti da Arcigay Nazionale

01 Marzo 2021

  • Consultazioni Draghi, Arcigay: “Essere europeisti vuol dire promuovere i diritti”

    CONSULTAZIONI DRAGHI, ARCIGAY: "ESSERE EUROPEISTI VUOL DIRE PROMUOVERE I DIRITTI"
    Bologna, 9 febbraio 2021 - "In questi giorni di grande apprensione, in cui attendiamo che il governo ritrovi una stabilità,  leggiamo con preoccupazione il gioco di veti che alcune forze politiche stanno ponendo al premier incaricato Mario Draghi per contrattare l'appoggio nelle aule parlamentari": lo dichiara Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay. Che prosegue: "In particolare ci sorprende chi, come l'Udc, annuncia di voler sostenere un governo europeista chiedendo lo stop dell'iter parlamentare della legge contro l'omotransfobia, già approvata alla Camera, e che è un provvedimento acquisito da tempo e ormai consolidato in gran parte dei Paesi che costituiscono l'Unione europea. Non solo: sorprende il modo spudorato con cui nella nostra Repubblica coloro che sono investiti del potere legislativo, contrattino quel potere con l'esecutivo, facendo carta straccia della divisione dei poteri, e della loro reciproca autonomia, che è asse fondante del nostro assetto costituzionale. Il nostro auspicio sta saldamente ancorato,  al contrario, alla nostra Costituzione: ci aspettiamo infatti che il Parlamento, anche in un contesto di maggioranza ampia a sostegno di un governo tecnico, rivendichi l’autonomia del potere legislativo e prosegua nell'’iter di approvazione di provvedimenti di cui i nostri tessuti sociali hanno un grande bisogno, a partire dalla legge contro l'omotransfobia. Rivolgiamo in particolare questo appello alle forze che sostenevano la vecchia maggioranza (Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Leu e Italia Viva) e che ancora possono mettere assieme i numeri per raggiungere il traguardo dell'approvazione definitiva. Ma non solo: in tema di europeismo, in particolare oggi che l’europeismo sembra diventato la bandiera di molti se non di tutti, ci teniamo a ricordare che l’Europa è quella dell’uguaglianza, dei diritti, quella che include le differenze e sostiene l'autodeterminazione dei cittadini e delle cittadine. La stessa Ursula Von der Leyen lo ha chiarito senza mezzi termini: non c'è spazio per la discriminazione delle persone lgbti+ nell'Unione europea. Quindi: non esiste europeismo che possa porre veti sulle leggi che promuovono i diritti umani, civili e sociali delle persone. A questo proposito, vogliamo portare all'attenzione del premier incaricato il fatto che le coppie di gay e lesbiche con figli vivono ancora oggi in Italia una grave condizione di invisibilità, sulla quale infierisce la crisi che stiamo attraversando e che andrà presumibilmente aggravandosi nei mesi a venire. Quei figli e quelle figlie sono cittadini e cittadine dell'Europa e non possono vivere in una dimensione di diritto a metà per l'opposizione di chi si dice europeista ma in realtà dell'Europa ha eletto a modelli Polonia e Ungheria, cioè Paesi che attraversano una buia stagione liberticida, che coinvolge le donne e le persone lgbti. L'Italia non può e non deve seguire quell'esempio: su questo siamo pronti anche subito a tornare nelle piazze.", conclude Piazzoni.
     
  • Crisi governo, Arcigay: “Nell’ora della responsabilità non si usino i diritti come merce di scambio”

    CRISI GOVERNO, ARCIGAY: "NELL'ORA DELLA RESPONSABILITA' NON SI USINO I DIRITTI COME MERCE DI SCAMBIO" Bologna, 18 gennaio 2021 - "Come tutte e tutti, seguiamo con apprensione in queste ore l'evolversi della crisi di governo, auspicando in una stabilità che è prerequisito indispensabile per la tenuta del Paese in questi mesi di pandemia": lo dichiara Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay. Che prosegue: "Questa è l'ora della responsabilità e non possiamo non unirci a quanti oggi promuovono appelli per la rapida risoluzione della crisi che investe il Governo. Tuttavia, l'emergenza non annulla la politica, i suoi slanci e le sue zavorre: serve un governo stabile ma servono anche degli obiettivi chiari che questo governo deve darsi, assieme a tempi certi per realizzarli. E in tempo di pandemia questi obiettivi devono parlare di diseguaglianze, di come colmarle, di come invertire la curva che descrive la deriva del Paese in termini di diritti sociali e civili. Non solo: la stabilità di governo non sia un tavolo di trattativa in cui, in cambio di voti di fiducia, si modifichi l'iter dei lavori parlamentari, come si vocifera in alcuni retroscena. Per essere più espliciti: non si baratti la fiducia con l'insabbiamento o il rallentamento delle legge contro l'omotransfobia, ad esempio. Governo e Parlamento sono poteri distinti, sappiano rivendicare ciascuno la propria autonomia e i propri percorsi.", conclude Piazzoni.
  • GF vip, per Signorini l’omosessualità è una scelta. Arcigay: “Parole inesatte, la scelta è di chi discrimina”

    GF VIP, PER SIGNORINI L'OMOSESSUALITÀ' È UNA SCELTA. ARCIGAY: "PAROLE INESATTE, LA SCELTA È DI CHI DISCRIMINA" Bologna, 5 gennaio 2021 - Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay, ha preso parola sui social media  nel dibattito suscitato dalla puntata del Grande Fratello vip di ieri sera, in particolare dalle parole del suo conduttore:  "Omosessuali si nasce o si diventa? - scrive Piazzoni -  Ieri sera, durante la trasmissione del Grande Fratello Vip, Alfonso Signorini, nell'atto encomiabile di sostenere la relazione complicata tra una persona omosessuale e i suoi familiari, ha più volte ripetuto che l'omosessualità è una scelta. Da rispettare, da sostenere, ma pur sempre una scelta, cioè il frutto del libero arbitrio di una persona. Su questo la scienza ha in più occasioni ribadito il carattere biologico, cioè genetico, dell'omosessualità. Molti scienziati cioè ci dicono che gli omosessuali non scelgono di esserlo, ci nascono. E le scienze sociali dal canto loro hanno sottolineato innumerevoli volte l'importanza dei contesti nella consapevolezza e nell'espressione libera dell'orientamento sessuale di una persona. Cioè accanto al fattore biologico, nell'espressione dell'omosessualità contano fattori sociali e culturali.  Dire che una persona ha scelto di essere omosessuale fa intendere che quella stessa persona avrebbe potuto scegliere, al contrario, di non essere omosessuale. Quella persona avrebbe avuto insomma un'opzione alternativa, magari più affine alle aspettative dei familiari e delle persone attorno, ma con atto di forza l'ha esclusa. Non è così: non esistono alternative o opzioni diverse, non si sceglie se essere omosessuali o eterosessuali. Ciò non toglie che nella vita di una persona omosessuale, nel suo percorso alla scoperta di se stessa, ci siano numerose scelte, alcune fondamentali. Se e quando fare coming out, cioè quando dire della propria omosessualità agli altri, ad esempio.  Ma anche scelte che fanno altri al posto nostro: la scelta di esprimere - in famiglia, a scuola, al lavoro -  il disprezzo per le persone gay e lesbiche, la scelta di due genitori di cacciare di casa un figlio o una figlia perché omosessuale, oppure la scelta di un'istituzione di garantire o meno un diritto a una persona, in quanto omosessuale. Le scelte insomma non sono estranee al percorso di una persona gay o lesbica ma non sono l'origine di quel percorso. E questo vogliamo ribadirlo non per vezzo ideologico, né per fare la lezione al direttore Signorini, evidentemente in buona fede, semmai a tutela di tutte quelle persone che subiscono l'oppressione di chi, rispetto al loro orientamento sessuale, tenta di "far cambiare idea", di "correggere", di "riparare", mettendo in atto pratiche che sfociano nella violenza e che in nessun modo devono apparire legittime, giustificabili ma anche solo dotate di un senso.".
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