L’associazione Arcigay Antinoo Napoli stigmatizza con forza e decisione l’atroce episodio di violenza che, nella giornata di ieri, ha portato alla morte di Maria Paola, una ragazza che, stando alle fonti di stampa, sarebbe stata prima picchiata e poi speronata dal fratello Antonio – al momento in stato di fermo – che “voleva darle una lezione” – questa la giustificazione che avrebbe restituito agli inquirenti – perché non tollerava la sua relazione con Ciro, ragazzo trans FtM.

Dure e incisive le parole di Daniela Lourdes Falanga, Presidente di Antinoo Arcigay Napoli: “A Caivano si sta scrivendo una delle storie più brutali di violenza di genere. Si tratta di Ciro e Maria Paola. Ciro è un uomo trans, lei è la sua ragazza. Sono in moto e vengono speronati dal fratello di lei. La ragazza muore. Ciro è in ospedale e non sta bene. La madre di Ciro grida il suo dolore su Facebook e accusa il fratello di Maria Paola di aver commesso deliberatamente un omicidio perché non sopportava che la sorella frequentasse un uomo trans. Il fratello dirà che la sorella era stata “infettata” e che voleva liberarla.
Due punti insieme che vengono a chiarirsi e definire ciò che potremmo indicare come femminicidio e transfobia.
Intanto si consuma un dramma terribile, nella peggiore negazione, e Ciro in questa violenza inaudita subisce pure la condanna dell’ignoranza dei pseudo giornalisti e l’omertà di stampa. Lui non viene descritto come Ciro, ma come la compagna della ragazza morta. Se vogliamo capire cosa vuol significare che bisogna avere una legge contro l’omolesbobitrasfobia, questo è uno dei casi più espliciti.  Qui c’è un omicida, c’è la violenza di genere, c’è la negazione da parte di una stampa che non sa definire fatti e persone e l’Italia da cambiare”.

Nella mattinata di oggi, inoltre, la nostra Presidente Falanga ha incontrato Ciro che in lacrime ha detto di voler incontrare la sua fidanzata per un ultimo saluto aggiungendo, altresì, che da tempo il fratello di Maria Paola li minacciava di morte. La nostra associazione ha offerto tutto il sostegno legale e psicologico a Ciro e sua madre.

Ancora più esecrabili, poi, le parole che avrebbe pronunciato Padre Patriciello: “Non credo volesse davvero uccidere la sorella, forse voleva darle una lezione, saranno le indagini a stabilirlo”. Una dichiarazione che, qualora fosse vera, alimenterebbe la cultura dell’intolleranza per la quale è possibile “dare una lezione” a qualcuno solo perché non si condivide o non si accetta la sua storia d’amore.
Infine, urge notare con sconforto e avvilimento l’impreparazione e l’insensibilità della stampa che, nella stragrande maggioranza dei casi, ha oscurato e negato l’identità transessuale di Ciro, trattando la relazione tra Maria Paola e Ciro come una relazione tra donne.