SOLIDARIETÀ ALLA COMUNITÀ LGBTQIA+ TURCA: ANTINOO ARCIGAY NAPOLI SCENDE IN PIAZZA PER I DIRITTI UMANI

Un fronte unito per esigere la liberazione immediata degli attivisti detenuti e la fine delle retate discriminatorie in Turchia. È con questo obiettivo che Antinoo Arcigay Napoli, insieme a Certi Diritti, Pride Vesuvio, Pochos, Discovery Queer, ARCI Napoli e Radicali Napoli “Ernesto Rossi”, ha promosso il presidio di protesta svoltosi il 17 settembre a Napoli in Largo Berlinguer.

Dal 12 settembre, il governo Erdoğan ha scatenato una gravissima operazione repressiva contro la società civile LGBTQIA+, le organizzazioni per la prevenzione dell’HIV e i difensori dei diritti umani. L’offensiva, cinicamente ribattezzata “La mia famiglia è al sicuro”, sfrutta la retorica della “difesa dei minori” per alimentare la discriminazione e ha già portato a perquisizioni, sequestri, oscuramento di siti web e decine di fermi, coinvolgendo 162 persone e associazioni storiche.

Durante la mobilitazione napoletana, il messaggio emerso dagli interventi è stato inequivocabile: “Arrestare chi difende i diritti umani, chi offre supporto sanitario, semplicemente chi lotta per esistere liberamente, significa calpestare i pilastri di qualsiasi stato di diritto”. La piazza ha ricordato a gran voce che “Essere lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex non è un crimine. Organizzarsi non è un crimine. Amarsi non è un crimine” e che, sebbene i governi “possano chiudere un’associazione, ma non possono chiudere una comunità”.

Le associazioni scese in piazza chiedono al Governo italiano e all’Unione Europea una condanna ferma, affinché i rapporti politici ed economici con la Turchia vengano severamente vincolati al rispetto delle libertà personali e di associazione tutelate dalle convenzioni internazionali. Un monito che guarda anche all’orizzonte politico interno: “L’anno prossimo ci saranno le elezioni anche in Italia. Vogliamo permettere alla cara Giorgia il presidente e al generalissimo di prendere il sopravvento? Cominciamo a lottare per le nostre sorelle, i nostri fratelli incarcerati in Turchia. La paura non può essere l’unica cosa che ci rimane”.

La drammaticità della situazione turca è stata resa tangibile dalla testimonianza condivisa al megafono di Akin, un giovane scappato dalla Turchia, perseguitato in quanto omosessuale. Oggi Akin si trova sotto protezione a Napoli, dove è riuscito a costruire un nuovo percorso di vita lontano dalle incarcerazioni arbitrarie.

La società civile, la cittadinanza e la stampa sono invitate a mantenere alta l’attenzione: non si può restare in silenzio di fronte a questa deriva autoritaria. Come ribadito in chiusura del presidio, rivendicando il diritto di ogni individuo a vivere secondo ciò che è: “Noi non facciamo del male a nessuno, vogliamo solo vivere liberamente”.

 
 
 
 
 
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